Chiedevano soldi per evitare multe, arrestati 3 poliziotti a Palermo

12 Ottobre, 2016, 15:57 | Autore: Benvenuta Pasqualone
  • Arrestati poliziotti a Palermo chiedevano mazzette per evitare multe

I tre poliziotti si trovano ora agli arresti domiciliari. L'indagine è coordinata dalla Procura di Palermo.

Avrebbero dovuto sborsare dei soldi per evitare multe e sequestri, ma due imprenditori hanno denunciato tutto ed hanno fatto scattare le indagini su tre agenti della polizia stradale di Palermo, oggi finiti in arresto L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip su richiesta del procuratore aggiunto Bernardo Petralia e del sostituto procuratore Pierangelo Padova: gli assistenti capo Nicolino Di Biagio, Giuseppe Sparacino e Francesco Paolo Minà sono accusati di concussione, corruzione e falso in atto pubblico. I poliziotti avrebbero preteso per mesi da alcuni commercianti e imprenditori somme di denaro minacciando le vittime che, se non avessero pagato, avrebbero subito multe e controlli continui.

Sceglievano le loro vittime con cura: piccoli imprenditori e commercianti, soprattutto.

È così scattata l'inchiesta della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Mobile, diretta da Silvia Como. Pare che i tre agenti per cancellare i verbali o ridurne l'importo ricevano regali.

In particolare, gli agenti, durante un controllo di routine nei confronti di un mezzo di una ditta, hanno elevato un verbale di contravvenzione spiegando che prevedeva oltre ad una pesante sanzione amministrativa anche il sequestro del mezzo, in realtà non previsti dalla legge a fronte della violazione constatata. Per ridurre la sanzione salata, il commerciante pagò e fece pure dei regali agli agenti. In un altro episodio, emerso durante le indagini, i tre poliziotti avrebbero ricevuto vantaggi da un automobilista sottoposto a un controllo di polizia, favorendolo nelle contestazioni verbalizzate, e attestando che fosse in possesso di una particolare abilitazione alla guida, richiesta per la tipologia di merce trasportata, che in realta' non possedeva.

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