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Modelli comportamentali, quando il gambling gioca con l’uomo

18 Gennaio, 2017, 17:07 | Autore: Eufebio Giannola
  • Modelli comportamentali, quando il gambling gioca con l’uomo

Il tempo in cui era l’uomo a controllare la tecnologia sembra essere finito. Può sembrare una provocazione, ma ormai è la tecnologia stessa a essere usata per monitorare e controllare le persone. Nel senso più ampio del termine, perché di fatto le risorse della rete permettono di apprendere le preferenze e di sfruttarle nella proposizione di prodotti. Anche in settori impensabili, come il gioco d’azzardo.

Nell’istante in cui un utente della rete cerca di collegarsi con un’azienda di gambling, questa conosce già qualcosa di lui. Nella rete spesso si è identificati, soprattutto se si mantiene il log in nell’account Microsoft o Google. Soltanto questo può già dare indicazioni importanti a chi offre il servizio delle scommesse, perché sa su cosa puntare. Per utenti di età compresa tra i 22 e i 40 anni le slot suggerite possono essere a tema di videogioco o serie tv famose in onda tra gli anni ’90 e inizio anni 2000. Apparecchi a tema Baywatch o Friends possono saltare all’occhio di chi ha seguito con interesse ogni puntata, portando guadagni notevoli all’industria del gambling. Una scommessa tira l’altra, e attirare il cliente su una macchinetta può tenerlo incollato per diverso tempo.

Per questo dopo l’analisi demografica le aziende puntano a offrire una grafica entusiasmante. Più il giocatore si immerge nella realtà virtuale del casinò, più tempo è disposto di passare al suo interno. Su quest’idea si basano tutte le ricerche per allungare il tempo di gioco, come l’aumento della percentuale di piccole vincite per non mandare il cliente in bancarotta in poco tempo. Con il dilatarsi delle perdite la percezione del debito viene falsata, nell’errata convinzione che il colpaccio per risanare il bilancio stia per arrivare. Senza ignorare che spesso i giocatori non tengono un conto preciso del denaro investito. Un altro obiettivo di chi studia i modelli comportamentali è portare il giocatore ad avere la percezione di aver vinto più di quanto accada in realtà. Per fare questo si aumenta il numero di volte in cui esce una combinazione di due rulli su tre, che dà la stessa adrenalina di una giocata vincente senza però di fatto erogare denaro. Nell’utente viene rilasciata la dopamina, sostanza che invoglia a continuare il gioco, senza però che si sia guadagnato nulla.

Importante dal punto di vista dell’azienda offrire diverse opzioni di gioco. Avere un’ampia scelta porterà il giocatore a stancarsi meno facilmente della propria esperienza nelle scommesse, passando più tempo sulla piattaforma. Ai livelli più estremi si arriva addirittura a uno stato di assuefazione, che fa perdere ai clienti la cognizione di ciò che sta intorno a loro. Tutti questi argomenti sono oggetto di studio da parte di team di ricercatori che lavorano per l’industria del gambling, come mette in evidenza il blog Wispa. Servendosi di dati semplici, che arrivano direttamente dalla rete e vengono forniti dagli stessi utenti. In questo modo la tecnologia riesce a entrare nella testa dei giocatori per trarre il massimo delle loro possibilità di gioco. Uno sviluppo imprevedibile che oggi è già diventato realtà. Situazione alla mano, è chiaro che ormai è l’uomo a essere diventato a servizio della tecnologia. Il prezzo da pagare all’evoluzione è una scelta consapevole?

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