Turchia, appello Fnsi a Italia e Ue per liberazione Del Grande

19 Aprile, 2017, 19:27 | Autore: Santina Resta

Sono trascorsi dieci giorni da quando il blogger e regista italiano, Gabriele Del Grande, è attualmente bloccato dalla polizia al confine con la Siria, Gabriele che si trova in attesa dell'espulsione, da molti giorni, anche se pareva che la sua liberazione era vicina, oggi il blogger si trova ancora lontano dalla sua Italia, e l'uomo ha iniziato lo sciopero della fame, pregando "tutti a mobilitarsi perché vengano rispettati i miei diritti". "I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo", ha aggiunto nella telefonata, la ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. "Ho subito interrogatori al riguardo", ha concluso.

Intanto, su Twitter, ZeroCalcare, uno dei maggiori fumettisti italiani e autore del manifesto dell'ultima edizione di Lucca Comics, ha dedicato a Gabriele un suo disegno. Inoltre nella nota viene richiesta la visita consolare a Gabriele da parte dell'ambasciatore italiano ad Ankara, "come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963". "Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato", ha detto il documentarista, che il 18 aprile è riuscito a telefonare in Italia.

"Vogliamo raccogliere l'appello della famiglia, rispondere a lui che è in sciopero della fame, illuminare la vicenda di Gabriele e non lasciarlo solo, non è un problema di Gabriele Del Grande" ha detto Giulietti.

Martedì, in una breve telefonata ai familiari in Italia, il 35enne reporter toscano aveva raccontato di essere stato trasferito a Mugla dopo essere stato inizialmente trattenuto in un altro centro di detenzione nella provincia di Hatay, al confine turco-siriano. "Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me", ha proseguito Del Grande.

Del Grande nel suo blog "Fortress Europe" ha raccontato le storie di migrazioni e naufragi nel Mediterraneo degli ultimi anni, mentre nel 2013 ha girato il documentario "Io sto con la sposa" sulla vicenda di cinque profughi siriani. E' nota infatti la durezza delle condizioni di vita nelle carceri di un Paese in cui, soprattutto dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza successiva al fallito golpe delle scorsa estate, c'è stata una forte stretta repressiva a scapito del rispetto dei diritti umani. "La nostra speranza - aggiunge Massimo Del Grande - è che si risolva tutto per il meglio".

Anche la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha fatto sentire la sua voce:"Quello che di grave poteva accadere in Turchia era già accaduto prima delle elezioni, con l'arresto di migliaia di oppositori e la chiusura quasi totale di tutti i media non allineati".

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