L'Istat: crescita insufficiente, spazzate via classe operaia e borghesia

17 Mag, 2017, 20:00 | Autore: Doriano Lui
  • La crisi spazza via piccola borghesia e classe operaia. E aumenta la disuguaglianza

Dal panorama sociale italiano scompaiono il ceto medio e la classe operaia, mentre aumentano le diseguaglianze: è questa la fotografia, con tante ombre e poche luci, scattata dall'Istat nel suo report annuale del 2017. Infine, il gruppo piu' esiguo, quello delle famiglie tradizionali della provincia: meno di un milione di famiglie (3,6 milioni di individui) numerose, con figli e nonni, dove il percettore di reddito e' un uomo, che possiede al massimo la licenza media.

Un primo elemento che offre la classificazione è la possibilità di collocare nei gruppi sociali anche le famiglie in cui la persona di riferimento è a vario titolo fuori del mercato del lavoro (ritirata, disoccupata, inattiva), non presa in considerazione nella classe sociale costruita sulla condizione lavorativa attuale delle persone occupate. Il restante 10.240.000 con un reddito inferiore è operaio, lavoratore atipico, inattivo o disoccupato. Il calo degli occupati e' piu' forte nei gruppi delle famiglie degli operai in pensione e delle anziane sole e di giovani disoccupati (-15,5 e 15,9%) ed e' minore per quelli della classe dirigente e delle famiglie di impiegati (-4,4 e 3,1%).

Le famiglie a basso reddito di soli italiani sono 1,9 milioni per un totale di 8,3 milioni di persone: coppie con più figli, basso titolo di studio e un reddito familiare di circa il 30% in meno della media nazionale che li porta per un terzo a rischio povertà.

Aumentano sempre più le disuguaglianze, la classi sociali 'esplodono' e le famiglie si appoggiano sempre più su pensionati e impiegati.

La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi.

La classe operaia e la classe media sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese. Oggi la prima ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale (in termini sia produttivi sia di costumi).

Una "perdita dell'identità di classe legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi".

Il rapporto mette in evidenza anche l'aumento della famiglie senza lavoro e le scarse opportunità riservate ai giovani.

L'Italia è poi un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo". Lo rileva l'Istat nel Rapporto Annuale 2017.

E quindi va ricordato che "nel 2016 si registra un nuovo minimo delle nascite (474 mila)".

Se in generale, prosegue l'Istituto di statistica, la partecipazione alle attività culturali è fortemente connessa con il livello di benessere delle famiglie, con il titolo di studio posseduto dalle persone e con le caratteristiche anagrafiche, emergono però caratterizzazioni interessanti per tipologia dei consumi. Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle "famiglie di impiegati", quelle etichettate "pensioni d'argento" (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). E, per fortuna che ci sono loro, verrebbe da aggiungere. Tra coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino straniero la quota è quasi doppia (49,5%) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (26,3%).

CLASSE DIRIGENTE IN SALUTE - Per l'accesso ai servizi sanitari influisce il non aver recuperato i livelli di reddito conseguiti prima della recessione.

L'Istat indica quindi che su 25,7 milioni di famiglie italiane, più del 40% è costituito da 10.milioni di operai in pensione (5,8 milioni di famiglie) e 12 milioni di impiegati (4,6 milioni famiglie). L'analisi condotta mostra che, oltre a una diseguale distribuzione dei redditi, i gruppi sociali si caratterizzano per una differente capacità di adottare stili di vita salutari e di partecipare attivamente alla vita del Paese, configurando così nuove forme di inclusione ed esclusione. Critica la condizione dei genitori soli.

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