Iran: Khamenei e Rohani hanno votato

19 Mag, 2017, 17:16 | Autore: Santina Resta
  • Elezioni presidenziali in Iran – DI Francesco Guastamacchia

Sfidando il leader supremo dei mullah, il presidente e i loro complici, la Presidente eletta della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi ha detto: "Se affermate che il baraccone del 19 Maggio sia una vera elezione, dovete ritirare il mezzo milione di truppe di Guardie Rivoluzionarie e della polizia di stato, nonché le centinaia di migliaia di agenti in borghese e tutta la serie degli altri organi repressivi". D'altra parte, è l'ayatollah a scegliere chi possa o meno presentarsi alle elezioni. A fare la differenza sarà il voto dei tanti indecisi che si recheranno alle urne, con Rouhani che auspica un'affluenza copiosa per cercare di rintracciare la preferenza di chi, tra i sostenitori di Ghalibaf, non se la sente di votare Raisi. Sulla politica portata avanti da Rohani e sui risultati Zahra la vede in maniera completamente opposta al suo collega: "La disoccupazione ha un tasso elevato - afferma - ed esistono problemi economici di ogni tipo, compreso quello relativo alle abitazioni".

Il presidente uscente ha trascorso quattro anni tentando di tirare fuori il Paese da un isolamento internazionale, riuscendo a siglare nell'estate 2015 un accordo con le potenze mondiali che ha portato alla revoca di alcuni sanzioni in cambio della rinuncia di Teheran al suo controverso programma nucleare. Il ministro dell'Interno, Abdolreza Rahmani Fazli, ha previsto una partecipazione al voto del 72% circa degli aventi diritto, che sono in tutto oltre 56 milioni. L'ex presidente ha dato il suo sostegno a Rouhani.

A noi ricorda moltissimo il periodo buio degli anni Ottanta, quando venivano fucilati nelle carceri iraniane migliaia di oppositori iraniani, moltissimi gruppi, dai mujaheddin ai feddayin, dai tudeh, ai curdi, e molti di questi addirittura non applicavano e non seguivano la lotta armata contro il regime, ma semplicemente volevano chiudere questa pagina con l'opposizione democratica in Iran.

Secondo l'articolo 115 della costituzione iraniana, alle elezioni presidenziali si possono candidare donne e uomini, maggiorenni, con la fedina penale pulita, devoti ai princìpi fondamentali della Repubblica islamica e alla religione di stato, lo sciismo.

"Lui esce da una carriera abbastanza importante dal punto di vista sia religioso sia politico, perché è a capo di una grande fondazione nella città santa sciita di Mashhad, una fondazione ricchissima, multimiliardaria, che gestisce moltissime attività turistiche e nei settori di produzione e agricoltura". Se nessuno dei candidati in gara raggiungerà la metà più un voto, si andrà al ballottaggio.

Seyyed Ebrahim Raisos-Sadati, noto come Ebrahim Raisi, nato il 14 dicembre 1960, attuale custode e presidente di Astan Quds Razavi, una delle associazioni religiose più ricche dell'Iran. "Non vogliamo che il passato torni a ripetersi". I sei candidati approvati erano: Hassan Rohani (moderato), Ebrahim Raisi (conservatore), Mostafa Mirsalim (conservatore), Mostafa Hashemitaba (riformista), Mohammad Baqer Qalibaf (conservatore) ed Eshagh Jahangiri (moderato-riformista). "I miei assegni continuano a tornare indietro", dice il 35enne Babakco, fornitore di vestiti a sud di Teheran che aggiunge: "Forse andrò a votare, ma so che non cambierà nulla". Questa presidenza, inoltre, potrebbe essere quella durante la quale sarà necessario sostituire la Guida suprema, che controlla le forze armate, prende decisioni su sicurezza e difesa nazionale e su questioni-chiave di politica estera.

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