Istat: in Paese più disuguaglianze

19 Mag, 2017, 06:04 | Autore: Doriano Lui
  • Istat, in Italia più disuguaglianze. 'Esplodono' le classi sociali

I più corposi sono quelli delle famiglie di impiegati e di operai in pensione. Lo afferma l'Istat che oggi ha presentato, a Montecitorio, il suo Rapporto Annuale, giunto alla 25esima edizione: nell'edizione di quest'anno i mutamenti socio-economici sono letti attraverso le caratteristiche di nove gruppi sociali, che fotografano le famiglie residenti nel nostro Paese.

La spesa mensile per consumo, pari in media a 2.499 euro nel 2015, va da un minimo di 1.697 euro per le famiglie a basso reddito con stranieri a un massimo di 3.810 euro mensili per la classe dirigente. Alcune differenze sono però significative, come quella relativa al gruppo delle famiglie a basso reddito con stranieri che, per scelte lavorative, risultano prevalentemente collocate nelle zone settentrionali del Paese. A essere maggiormente in difficoltà le famiglie di stranieri, di disoccupati o attivi solo in part-time, sopratutto se con figli minorenni.

Stanno meglio con un reddito medio i giovani blue-collar (famiglie che hanno come persone di riferimento un operaio a tempo indeterminato) pari a 2.923.000 famiglie. Ora l'Istat adotta per la classificazione una pluralità di caratteristiche che prendono in considerazione il reddito, l'istruzione, la partecipazione sociale, la posizione nel mercato del lavoro, l'ampiezza della famiglia, la cittadinanza e il luogo di residenza. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle "famiglie di impiegati", appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle "famiglie degli operai in pensione", fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Il restante 10.240.000 con un reddito inferiore è operaio, lavoratore atipico, inattivo o disoccupato.

La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia.

La spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istat, ovvero 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

CLASSI SOCIALI - La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese ma oggi la prima - osserva l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale". I giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione. Nel Rapporto annuale 2017, l'Istat rileva per di più quelli tra i 25 e i 34 anni sta in famiglia, di operai in pensione o di anziane sole.

All'1 gennaio 2017 le persone con almeno 65 anni raggiungono il 22% del totale. Non a caso, la maggioranza assoluta della classe dirigente risiede in aree altamente urbanizzate (51,6%); nelle stesse aree, ma in misura minore, vivono le famiglie delle pensioni d'argento (39,3%) e quelle a basso reddito con stranieri (37,8%).

Giovani tanguy - Quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine.

CLASSE DIRIGENTE IN SALUTE - Per l'accesso ai servizi sanitari influisce il non aver recuperato i livelli di reddito conseguiti prima della recessione. "Tra i gruppi sociali le diseguaglianze nelle condizioni di salute - aggiunge l'Istat - sono notevoli". Il terzo gruppo piu' numeroso e' quello costituito in particolare da anziane sole e poi da giovani disoccupati: 3,5 milioni di famiglie e 5,4 milioni di individui, con un rischio poverta' che interessa 4 famiglie su 10.

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