A 25 anni dalla strage di Capaci Palermo ricorda il giudice Falcone

25 Mag, 2017, 14:45 | Autore: Benvenuta Pasqualone
  • Nave della Legalit

A perdere la vita furono Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.

A distanza di 25 anni dalla strage di Capaci non si può non ricordare il gesto eroico di chi, come il giudice Falcone e il suo compagno nella lotta contro la mafia Paolo Borsellino, ha svolto il suo lavoro in nome della Legalità con coraggio, rifiutando di essere complice di un sistema mafioso. Attraverso alcune testimonianze inedite e le riproposizioni di chi non ha fatto passerella in questi decenni, ma è rimasto discretamente in ombra, la rivelazione di un volto umano di Borsellino padre, parente, amico, persona di fede.

Era il 23 maggio 1992 quando il giudice Giovanni Falcone venne assassinato a Palermo in quella che tutti ormai ricordiamo come 'la strage di Capaci'.

Si chiamerà ponte Paolo Borsellino la carreggiata, compresi i relativi svincoli, ora parte sopraelevata destra del ponte a Varlungo che inizia da via Enrico De Nicola e termina all'incontro con via Marco Polo; si chiamerà ponte Giovanni Falcone la carreggiata, compresi i relativi svincoli, ora parte sopraelevata sinistra del ponte a Varlungo che inizia da via Enrico De Nicola, all'altezza della fine di via Generale Dalla Chiesa, e termina all'incontro con via Marco Polo. "Vorrei ringraziare l'associazione Giovanni Falcone di Catino che ogni anno rinnova questo appuntamento e che custodisce con le sue attività uno dei luoghi più belli del quartiere, presidio e simbolo di straordinarie storie di uomini e donne del nostro Paese".

Il suo contributo indiretto e quello di altre 11 vittime di mafia è stato protagonista dell'evento tenutosi al Teatro Stabile di Potenza, promosso dal coordinamento regionale di Libera Basilicata in occasione del 25° anniversario della strage di Capaci. "Non semi dei, ma persone che hanno fatto fatica a fare l'eroe". Per questo ho voluto riaprire l'album della mia storia personale e professionale, con la speranza di trasmettergli i valori e gli ideali che hanno guidato tutta la mia vita.

"Ma la paura e la sfiducia non hanno avuto la prevalenza - evidenzia il presidente della Repubblica - La società civile, a partire da quella siciliana, ha acquisito, da quei giorni, una consapevolezza e una capacità di reazione crescenti; e destinate a consolidarsi nel tempo". "In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".

"Quando lavoravo all'antimafia di Napoli mi capitò di recarmi sul luogo di un omicidio - ha raccontato - Si trattava di un giovane che sarebbe dovuto essere gambizzato dalla criminalità locale ma che, per un puro caso del destino, fu invece trafitto da un proiettile mortale". Al contrario Paolo Borsellino era molto più dolce, di una umanità impressionante rispetto a Falcone.

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