Mattarella ricorda Falcone: diceva che la mafia non è invincibile

26 Mag, 2017, 07:30 | Autore: Benvenuta Pasqualone

I dirigenti della Cisl IrpiniaSannio invitano tutte le forze sociali, politiche e religiose a confrontarsi apertamente per trovare, in questi nostri territori interni, azioni condivise e concrete per rilanciare la legalità ed il lavoro che sono le uniche e vere azioni utili a debellare la Mafia e qualsivoglia sopruso.

Penso ancora che quei giorni furono fondamentali per molti italiani, per me lo furono di sicuro.

I ragazzi hanno preparato striscioni e sfilato per le vie della città, e nonostante per loro la stagione delle stragi sia un triste evento lontano, si sono lasciati trascinare dall'onda emotiva che la giornata trasmetteva, in un unico coro, un'unica voce: "Gli uomini passano le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini". In questo Falcone e Borsellino c'entrano, perché la loro vita racconta una cosa che è più evidente di altre: non facevano gli eroi, lo erano. "Falcone aveva ottimi rapporti con i giornalisti, però notizie non ne uscivano", ha aggiunto il procuratore Lo Voi che si è soffermato su un particolare del metodo Falcone: "Non andare a caccia di prove dopo aver arrestato qualcuno, ma avere le prove prima, per evitare di far inutilmente male a un innocente e far perdere tempo al sistema". "Il CSM si inserisce, doverosamente, in questo ciclo di rievocazioni". Gesti di normale quotidianità da parte di persone che compivano solo il proprio dovere al servizio dello Stato e che oggi rappresentano un simbolo che non deve essere dimenticato.

Roma, 22 mag. (askanews) - Giovanni Falcone diceva che "la mafia non è affatto invincibile e che occorre, piuttosto, rendersi conto che si tratta di un fenomeno terribilmente serio e molto grave".

Oggi in piazza a Palermo ci saranno nuovi ragazzi, e ci saranno molti di quelli di allora.

All'uccisione di Falcone, seguì poco dopo ( il 19 luglio 1992), quella dell'amico e collega del pool antimafia Paolo Borsellino, assassinato nel capoluogo siciliano con cinque agenti della sua scorta nella "Strage di Via d'Amelio".

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