Le parole del Papa non sono servite: previsti 6000 esuberi per Ilva

01 Giugno, 2017, 20:44 | Autore: Doriano Lui

"Temiamo che non cambierà molto con la nuova riunione al ministero - commenta Francesco Brigati, della segreteria provinciale Fiom-Cgil - più che altro vogliamo sapere nel dettaglio gli esuberi, quali aziende del gruppo riguardano, quali sedi e quali impianti".

"Abbiamo un primo importante appuntamento nelle prossime ore - sottolinea Antonio Talò, segretario della Uilm Taranto", - domani torniamo al Mise, poi vedremo la situazione nelle assemblee in fabbrica che convocheremo nei prossimi giorni. Il governo deve dirci come si approccia all'operazione, cosa fa di concreto. E' inaccettabile per noi parlare di migliaia di esuberi e la conclusione e' la stessa sia che si parli di Arcelor Mittal che di Jindal. "Poi, chiarito il quadro delle garanzie generali - rileva Talo' - possiamo cominciare a discutere con la cordata Arcelor Mittal e Marcegaglia dello specifico e dei numeri del riassetto". "E' vero che ogni ristrutturazione industriale presenta delle spine - dichiara Biagio Prisciano, della Fim Cisl di Taranto - ma qui vediamo soltanto queste". E' questo è inaccettabile, non ci siamo proprio.

"Nessun lavoratore" dell'Ilva "sarà licenziato e/o lasciato privo di protezione". Incontro durante il quale sono stati annunciati esuberi di circa 5-6mila unità sia nel piano di Am Investco (ArcelorMittal e Marcegaglia con la partecipazione di Intesa San Paolo) sia con quello di Acciaitalia (la cordata composta dall'indiana Jindal, Cassa depositi e prestiti, Arvedi e Delfin).

In riferimento alle interpretazioni relative alle proposte di acquisto di Ilva, le fonti precisano "che i livelli occupazionali sono legati a quelli produttivi".

Altri raffronti i commissari non erano tenuti a fornirne ieri però hanno confermato che il piano ArcelorMittal-Marcegaglia intende riportare la produzione entro il 2024 a 9,5 milioni di tonnellate di acciaio (di cui 8 prodotte direttamente), dagli attuali 5,7, ed il fatturato dagli attuali 2,2 a 4 miliardi di euro (con 440 milioni di margine), mantenendo il ciclo produttivo attuale e sostenendo la produzione anche con l'utilizzo di semilavorati e ripristinando l'area a caldo di Taranto, cokerie e gli altiforni 1, 2, 4 fino al completamento del piano ambientale e la successiva riattivazione di Afo5. "Tale limite costituisce una prescrizione del Ministero dell'Ambiente per garantire il rispetto degli standard emissivi".

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