Migranti: arrestato trafficante uomini e torturatore

20 Giugno, 2017, 14:05 | Autore: Santina Resta
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Secondo le indagini della squadra mobile di Agrigento diretta da Giovanni Minardi, che ha raccolto le terribili dichiarazioni di molte delle vittime sbarcate ad Agrigento e Lampedusa nei mesi scorsi, il nigeriano sarebbe il complice del ghanese Sam Eric Ackom, arrestato a marzo dagli investigatori agrigentini su ordine della Dda di Palermo che coordina l'inchiesta. Agghiaccianti i loro racconti.

Drammatiche le dichiarazioni rese dai migranti, che hanno convinto i pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata da Francesco Lo Voi, ad emettere il provvedimento di fermo.

La polizia è riuscita a incastrarlo grazie alle testimonianze raccolte dagli altri migranti che hanno detto che Ogais si faceva chiamare "Rambo" e non si faceva scrupoli ad ammazzare e seviziare le persone. "So che mio cugino e altri hanno provato a scappare e che sono stati ripresi e ridotti in fin di vita, a causa delle sevizie cui sono stati poi sottoposti". Arrestato John Ogais trafficante di migranti Isola di Capo Rizzuto. E' uno dei componenti dell'organizzazione criminale che gestiva i viaggi dei migranti tra la Libia e le coste siciliane. Le torture cui sono stato sottoposto sono innumerevoli. Nell'occasione mi facevano mettere i piedi per terra dove precedentemente avevano versato dell'acqua. Poi azionavano la corrente elettrica per fare scaricare la tensione addosso a me. Subivo delle scariche elettriche violentissime. Questo avveniva circa due volte alla settimana.

E ancora: "Alcune volte mi picchiavano, in varie parti del corpo, con dei tubi. A volte mi legavano le braccia e poi mi appendeva in aria, per picchiarmi ripetutamente e violentemente".

"Vi era un altro tale Rambo della Nigeria - conferma uno dei testimoni delle violenze che ha aiutato gli inquirenti a identificare l'africano fermato - che seviziava i migranti".

I racconti degli altri migranti, vittime di Rambo, sono stati fondamentali per ricostruire le attività dell'aguzzino nigeriano e inchiodarlo alle sue responsabilità. Nello stesso momento dell'omicidio, Rambo minacciava armato di pistola, il fratello della vittima, di non raccontare nulla alla famiglia e di farsi mandare immediatamente i soldi.

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