Agguato in Puglia, il procuratore antimafia: "Trecento omicidi, 8 su 10 impuniti"

10 Agosto, 2017, 22:12 | Autore: Santina Resta
  • L’auto del boss ucciso

"Con il massimo sforzo da parte dello Stato, io sono convinto che arriverà anche la collaborazione dei cittadini perché senza collaborazione dei cittadini purtroppo non si va molto lontano", sostiene il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti su Radio 1 in riferimento all'agguato di ieri nelle campagne della provincia di Foggia in cui è stato ucciso un boss mafioso e altre tre persone. Un affare colossale che scatena gli appetiti dei clan e che investe, partendo dal foggiano, tutta la dorsale adriatica fino all'Europa. La mafia foggiana è una costola della camorra napoletana e ad oggi lo scontro tra clan è sul controllo del territorio per il traffico di droghe, soprattutto leggere, provenienti dall'Albania e sulle storsioni, spesso legate alle atività turistiche sul Gargano.

In giornata è atteso la riunione del comitato di emergenza a Foggia presieduta dal ministro dell'Interno Marco Minniti a cui i sindaci del foggiano potranno ricordare una loro richiesta, rimasta inevasa per anni, cioè l'apertura della Direzione Antimafia anche nella provincia di Foggia. "Ad aprile scorso è stata aperta una sezione del Ros a Foggia che mancava, la Procura distrettuale di Bari si prodiga moltissimo per coordinare le indagini", ha specificato. Bisogna vincere l'omertà e per farlo bisogna creare una cultura della legalità che in quel territorio è ancora molto latente.

Gli uccisi nella strage di ieri sono Mario Luciano Romito, di 50 di Manfredonia, nome storico della criminalità garganico, il cognato Matteo De Palma di 44 anni che gli faceva da autista, e due agricoltori, Aurelio e Luigi Luiciani, di 43 e 37 anni, assassinati perché testimoni scomodi. Dall'inizio dell'anno sono 17 gli omicidi avvenuti nel foggiano. "Il Procuratore spiega che le difficoltà investigative incontrate fino ad oggi dipendono anche dalla scarsissima collaborazione della società civile". "Qui c'è una guerra ma nessuno lo sa" afferma sottolineando che chi c'è fa un lavoro straordinario ma non basta.

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