Propaganda fascista è reato, primo via libera dalla Camera al ddl

12 Settembre, 2017, 22:31 | Autore: Santina Resta
  • Dai gadget all’obelisco del Duce Quanta paura dell’

Si pensa che entro questa settimana verrà approvato, e data la fretta che ammanta questo decreto non sarebbe una sorpresa se il bavaglio ai busti di Mussolini venisse messo già oggi o domani.

Dopo 32 giorni di ferie ripronono i lavori dell'Aula della Camera dei Deputati e si riprende con il duro scontro sulla proposta di legge a prima firma Emanuele Fiano che mira ad inserire nel codice penale l'articolo 293-bis, relativo alla "Propaganda del regime fascista e nazifascista". Sono pericolose le loro azioni, i loro comportamenti, i loro metodi e la propaganda dei loro contenuti. "Abbiamo proposto - aggiungono - di ritirare la nostra relazione di minoranza, proposta rifiutata perché fare marcia indietro, sarebbe stato riconoscere che questa è una legge propaganda fatta solo per dare visibilità a Fiano. Se non fosse stato per un emendamento del Movimento avremmo avuto pene minori, per quanto è scritta male la legge". "Non è folklore. Le ideologie che promuovono violenza ed intolleranza possono rinascere, nel terreno fertile della crisi economica, nelle pieghe delle disuguaglianze sociali", scrive Rosato su Facebook. "Grazie a Fiano per il suo impegno in prima linea nel portare avanti questa battaglia", conclude il deputato Pd.

Nonostante l'incriminazione dell'apologia del fascismo sia già sancita dalla legge n.645/1952, tuttora vigente, che prevede severe sanzioni penali per chiunque promuove, organizza, dirige o partecipa ad associazioni, movimenti o che perseguono finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, sono state molte le polemiche a riguardo, soprattutto da parte del centrodestra e del Movimento 5 Stelle.

Per chi viola i divieti è prevista la reclusione da sei mesi a due anni. Come spiegano alcuni parlamentari democratici, insomma: basta saluto romano, gadget nostalgici e varia merce delle stessa categoria.

Costituisce aggravante del delitto (aumento di un terzo della pena) la propaganda del partito fascista commessa attraverso strumenti telematici o informatici.

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