Suu Kyi condanna violazioni diritti umani, ma non cita violenze

19 Settembre, 2017, 14:27 | Autore: Santina Resta
  • Suu Kyi, Rohingya non colpiti da violenze

"Ci sono sempre colonne di fumo che si levano dallo Stato di Rakhine", ha detto Phil Robertson, chiedendo all'Onu di imporre sanzioni contro il Myanmar. Ieri invece Human Rights Watch aveva chiesto sanzioni accusando il Paese di "pulizia etnica". La leader birmana però si è detta disposta ad organizzare il ritorno di oltre 410 mila Rohingya, rifugiatisi in Bangladesh, e si è detta "profondamente desolata" per i civili "intrappolati" nella crisi. Lo ha affermato la leader della Lega nazionale per la democrazia, consigliere di Stato e ministra degli Esteri, Aung San Suu Kyi. "Siamo pronti ad avviare il processo di verifica in qualunque momento", ha dichiarato Suu Kyi nell'atteso discorso, pronunciato nella capitale Naypyidaw alla presenza di una platea di diplomatici stranieri. Lo ha denunciato l'organizzazione Human Rights Watch, avvalendosi di nuove immagini satellitari che documentano la distruzione avvenuta nella parte più vicina al confine con il Bangladesh.

"Le forze di sicurezza hanno ricevuto istruzioni" di "prendere tutte le misure per evitare danni collaterali e affinché i civili non siano feriti" durante l'operazione anti-terrorismo, ha commentato San Suu Kyi.

L'anno scorso, parlando all'Assemblea generale delle Nazioni unite, la leader birmana aveva promesso di difendere i diritti di questa minoranza, impegnandosi a "opporsi fermamente ai pregiudizi e all'intolleranza". Una mancata assunzione di responsabilità condannata, prima e dopo il suo intervento, da alcune delle principali organizzazioni per i diritti umani. Da una Nobel per la pace, che è stata privata per quasi 20 anni della libertà personale, sarebbe stato lecito aspettarsi dichiarazioni in difesa dei diritti umani.

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