Svimez, -21.500 dipendenti pubblici al Sud, ma +1,3% di Pil

08 Novembre, 2017, 10:20 | Autore: Doriano Lui
  • Economia, tutto il Mezzogiorno cresce tranne l'Abruzzo (-0,2%)

Il Mezzogiorno e' uscito dalla lunga recessione e la ripresa si consolida. Le previsioni per il 2017 e il 2018 confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord. Il reddito pro-capite resta poco piu' della meta' di qello del Centro-Nord e il 66% di quello nazionale. Il rimbalzo non si e' pero' ancora tradotto in un miglioramento del contesto sociale: un cittadino meridionale su 10 resta in poverta' assoluta e tripla e' la possibilita' di caderci. Tuttavia la ripresa congiunturale e' insufficiente ad affrontare le emergenze sociali. E' una fotografia in chiaroscuro quella scattata dallo Svimez (associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) allo stato di salute dell'economia pugliese del 2016 rapportato all'anno precedente.

Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il Pil 2016 piu' performante e' quello della Campania (+2,4%), seguita da Basilicata (+2,1%), Molise (+1,6%), Calabria (+0,9%), Puglia (+0,7%), Sardegna (+0,6%), Sicilia (+0,3%), Abruzzo (-0,2%). "Il Sud e' un'area non piu' giovane ne' tantomeno il serbatoio di nascite del Paese". "Il saldo migratorio totale del Sud continua a essere negativo e sfiora le 28 mila unità, mentre nel Centro Nord è in aumento di 93.500"; inoltre "considerando il saldo migratorio dell'ultimo quindicennio - ossia una perdita di circa 200 mila laureati meridionali - e moltiplicando questa cifra per il costo medio che serve a sostenere un percorso di istruzione elevata, la perdita netta in termini finanziari del Sud ammonterebbe a circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all'estero".

La stretta integrazione e interdipendenza tra Sud e Nord rafforza la necessità di politiche meridionaliste per far crescere l'intero Paese. A dirlo è il rapporto Svimez. "Non solo quindi perdiamo punti importanti rispetto allo scorso anno, ma addirittura arriviamo ad essere in decremento, a dispetto dei parametri di tutte le altre regioni del sud che invece sono in crescita".

"Oramai - le sue parole - questi sono dati consolidati dei quali siamo costretti a prendere atto ogni anno".

Sul fronte dei consumi si rileva che nelle famiglie meridionali sono aumentati nel 2016 dell'1,2%, contro l'1,3% del Centro Nord: in particolare, la spesa alimentare e quella per abitazioni cresce al Sud meno che nel resto del Paese.

"Quanto al dato del prodotto interno lordo - prosegue - un dato 'vecchio' in quanto noto sin dal luglio scorso, è vero che nel 2016 si è registrata una flessione dello 0,2, ma si tratta di una caratteristica comune alle regioni colpite dal sisma verificatosi nei mesi di agosto e ottobre, con Umbria (-1,1) e Marche (-0,2) più penalizzate rispetto al Lazio (+0,1) che fa marcare un aumento contenuto". Un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona. Un dato che indica un leggero aumento delle persone che sperano di trovare un'occupazione, che si sono in qualche modo messe alla ricerca. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 19,7 del 2015 al 19,4% del 2016, con la disoccupazione maschile che fa registrare una diminuzione dal 18,4 al 17,5%. Il Pil per abitante della regione piu' ricca d'Italia, il Trentino Alto Adige, con i suoi 38.745 euro pro capite, e' piu' che doppio di quello della regione piu' povera, la Calabria, che e' pari a 16.848 euro ad abitante.

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