Allarme Italia, per i Mondiali serve la rimonta a Milano

12 Novembre, 2017, 13:00 | Autore: Doriano Lui
  • Svezia la ricetta di Krafth

Prima fra tutti Bonucci che subiva una gomitata dal centravanti svedesi Toivonen, lui che in Italia primeggia e solo cambiando squadra è stato punito.

Già l'impostazione della gara da parte di Gian Piero Ventura lascia ampiamente riflettere: la scelta è stata quella di cercare gli attaccanti spesso e volentieri con palloni alti, in assenza di idee e risoluzioni più valide. La partita termina con il risultato di 1-0 a favore della Svezia. A maggior ragione tenuto conto del carattere della gara, in trasferta contro una nazionale che ha costruito le sue fortune sul rendimento interno.

Il modulo era quello annunciato, il vecchio 3-5-2 con Belotti recuperato in fretta in attacco a fare coppia con Immobile causa infortunio di Zaza.

MONOTONIA FASTIDIOSA - Ha retto la difesa, con tutti quei corpo a corpo, ma il fatturato del centrocampo è stato un piccolo cabotaggio: sempre un tocco in più, mai uno di meno. Sconfitti per un autogol di de Rossi dai modesti ma determinatissimi svedesi nell'andata dello spareggio mondiale a Stoccolma, gli azzurri sono chiamati alla rimonta tra tre giorni a Milano.

Per tanti anni è stato definito l'erede di Andrea Pirlo. Una formazione incapace di pungere, nonostante il velleitario 4-2-4 messo in campo nella ripresa, quando Verratti è stato sostituito da Insigne. Ma se ti riduci a giocare come hai giocato, soprattutto a centrocampo, la riffa degli attimi se ne frega del possesso palla, delle zuffe, del taccuino. Il giallo più pesante del primo tempo però è quello preso da Verratti, altro mistero: col Psg un grande centrocampista, con l'Italia una mezza cartuccia. Una leggerezza che non può essere in alcun modo giustificata e che delinea l'infondatezza di un quadro che troppi (erroneamente) hanno voluto descrivere.

Ora c'è da attendere la gara di ritorno che si disputerà allo Stadio San Siro di Milano nella serata di lunedì, con l'Italia che proverà di tutto per ribaltare il risultato di svantaggio, evitando una storica eliminazione. Il ct sostituiva allora il grigio Verratti con Insigne. Centrale, lì a legare i comparti di campo, in una mansione che - neanche a dirlo - non ha mai ricoperto in carriera. Incredibile. Complimenti al mediocre c.t. azzurro, buono al massimo per una panchina di Serie B o di bassa Serie A. Complimenti alla Federcalcio e al presidente Tavecchio che non solo lo hanno scelto ma gli hanno addirittura rinnovato il contratto fino al 2020, a scatola chiusa. Il diretto interessato in primis, che cerca di spiegare ai compagni come non sia improvvisamente impazzito ma che stia giocando nel mezzo per ordini ricevuti dall'alto. Con tutte le conseguenze descritte.

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