Italia, allarme povertà: ISTAT, 18 milioni di italiani a rischio

06 Dicembre, 2017, 15:24 | Autore: Doriano Lui
  • Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise

Sono le ultime stime Istat sul 2016, contro il 28,7% dell'anno precedente.

Il reddito medio per famiglia si attesta intorno ai 2500 euro al mese (circa 30mila euro all'anno): e se il potere d'acquisto è sensibilmente aumentato, bisogna comunque far fronte - come sottolinea l'Istat nel suo rapporto - "all'aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale". La percentuale è del 30%, superiore di quasi due punti rispetto a quella registrata nel 2015. Ma è nel Mezzogiorno, in particolare Sud e Isole, che la situazione è più preoccupante, sebbene resta più o meno costante: la percentuale di rischio è prossima a coinvolgere il 50% delle persone residenti. Sulla base di tali informazioni, l'Unione europea calcola gli indicatori ufficiali per la definizione e il monitoraggio degli obiettivi di politica economico-sociale perseguiti dalla Strategia Europa 2020, che si propone di ridurre di 20 milioni gli individui esposti al rischio di povertà o esclusione sociale a livello Ue entro il 2020. Chiaramente le condizioni di vita precarie si incontrano in nuclei familiari monoreddito: "elevati livelli di rischio di povertà o esclusione sociale si osservano anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito (46,7%) o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (35,8% se la fonte principale è una pensione e/o un altro trasferimento pubblico, 67,4% se si tratta di altra fonte)".

"La crescita del reddito - rileva ancora l'Istat - è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata".

Secondo l'istituto di statistica, in Italia i poveri sono in aumento mentre i ricchi riescono a catalizzare nelle loro tasche sempre più introiti, allargando la forchetta rispetto alle classi medie (che, a questo punto, stanno sempre più scomparendo).

"Aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)". Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Si tratta di circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). I paesi dove i redditi sono in assoluto distribuiti in modo più diseguale sono Romania, Lituania e Bulgaria.

L'aumento mediano cresce in maniera significativa nel mezzogiorno (+ 2,8% rispetto al 2014) quindi quasi più del doppio rispetto alla media nazionale anche se rimane su un volume molto inferiore (20.557 euro, 1713 mensili). I dati di oggi ci dicono che non basta varare il Rei, cercando di tamponare l'emergenza.

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