Gerusalemme capitale: mossa Trump è "atto di guerra". O segno dei tempi?

07 Dicembre, 2017, 20:46 | Autore: Santina Resta
  • Trump dichiara Gerusalemme capitale di Israele. Palestinesi in protesta

Se mai ce ne fosse stato bisogno, la reazione dell'esecutivo israeliano a quella che da Milano è stata descritta semplicemente come "un'espressione tecnica e priva di alcuna valenza politica, imputabile al fatto che la corsa si svilupperà logisticamente in quell'area della città", beccandosi di tutta risposta l'accusa di "essere complici dell'occupazione israeliana" da parte dell'Olp, lascia intravedere quanto sia grande e agitato il nido di vespe in cui Donald Trump ha infilato tutte quante le sue dita. Lo ha detto nel discorso sullo status di Gerusalemme.

Un nodo rimasto irrisolto Ma perchè Trump è voluto partire subito da Gerusalemme? "Gerusalemme capitale è il riconoscimento della realt°". La scelta entusiasmerà i conservatori repubblicani e i cristiani evangelici, che costituiscono gran parte della base politica del magnate; ma complicherà la realizzazione del desiderio di Trump di un Medioriente più stabile e di una pace fra israeliani e palestinesi, facendo salire la tensione nell'area e con il rischio di far esplodere violenze. Furono gli Stati Uniti, nel 1995, con una legge approvata dal Congresso, a decidere di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di spostarvi l'ambasciata.

Tre dimostranti palestinesi, poi, sono rimasti feriti dal fuoco di militari israeliani quando stamane la manifestazione di protesta a cui partecipavano presso Khan Yunes (Gaza) ha raggiunto i reticolati della linea di demarcazione della Striscia con Israele.

Nella sua analisi, Dario Fabbri, analista di Limes, ci svela i retroscena di questa mossa:, parlando di almeno due messaggi concreti e due strumentali che il Capo della Casa Bianca ha voluto dare in questo modo. Ma, probabilmente, è solo il primo atto.

"Non possiamo risolvere la questione mediorientale con il vecchio approccio, ne serve uno nuovo" ha spiegato, aggiungendo: "Non si può continuare con formule fallimentari". Ma l'effetto annuncio di Gerusalemme capitale potrebbe già provocare dei danni incalcolabili, con lo spettro di una nuova sanguinosissima intifada dietro l'angolo.

Il re di Giordania Abdallah e il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi hanno espresso direttamente al presidente americano tutta la loro contrarietà mettendolo in guardia dalle conseguenze pericolose in tutta la regione. E in Israele siede un governo composto da gente contraria a qualsiasi concessione per la nascita di due Stati. Difficile però che il "sultano" turco riesca ad accreditarsi come leader del mondo arabo in rivolta contro gli americani.

A complicare il quadro, la continua danza delle alleanze tra i Paesi arabi della regione, con il tentativo americano, a fidarsi dei commentatori, di isolare ancora di più l'Iran sciita e esasperarne la distanza dall'Arabia Saudita, sempre più vicina a Israele negli ultimi periodi. Cosa accadrà nei prossimi giorni e mesi è impossibile da dire. Erdogan, secondo fonti della presidenza turca, avrebbe espresso apprezzamento al Papa per le dichiarazioni di ieri all'udienza generale, quando Francesco aveva manfietato preoccupazione per la decisione americana e sottolineato l'importanza del rispetto dello status quo di Gerusalemme.

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