Il Presidente Grasso ha scelto: andrà molto a sinistra del Pd

07 Dicembre, 2017, 09:12 | Autore: Santina Resta
  • Pietro Grasso tra i leader di Liberi e Uguali

A differenza di altri fuoriusciti come Pierluigi Bersani o Guglielmo Epifani che hanno saldato il tutto prima di fuoriuscire dal PD, Pietro Grasso non avrebbe ancora adempiuto. E lì, in questa occasione, dovrebbe arrivare Pietro Grasso, il presidente del Senato a raccogliere una incoronazione e promozione a leader.

Piero Grasso lancia la nuova sinistra, 'Liberi e uguali'. Insomma: da un lato la nuova formazione politica sarebbe un esempio di estremismo e radicalità, dall'altro non sarebbe abbastanza di sinistra. La fase organizzativa è affidata in questi giorni in Sicilia a Erasmo Palozzotto di Sinistra Italiana, Mariella Maggio, Pippo Zappulla e Angelo Capodicasa di Mdp, e a Danilo Festa di Possibile. "D'Alema per mestiere ha sempre attaccato il leader del partito più vicino". Quale che esso sia: 5, 6 o più per cento.

Per di più, a sfavore del Pd gioca anche Alternativa Popolare o comunque si chiamerà il partito dei centristi che dovrebbe avere come perno l'attuale formazione di Angelino Alfano.

Le ragioni politiche risalgono esattamente a un anno fa, e la coincidenza non è casuale: la sconfitta del Pd e della maggioranza di governo al referendum costituzionale teso a eliminare il bicameralismo perfetto e ad ammodernare le istituzioni italiane. Designato alla testa del movimento (o partito?) da qualcuno che, allo stato, non è indicato (probabilmente Bersani, Fratoianni, chi era costui?, e Civati, sì proprio lui il pupone estratto dal mazzo proprio da Matteo Renzi) con il metodo, quindi, del centralismo che più centralismo non si può, Grasso ha recato il suo pallido volto sul palco della manifestazione costitutiva del partito, regalandoci un discorso piatto e burocratico, significativo della cifra di un personaggio incapace di accendere speranze e fantasie. Val la pena di ricordare che, anche in quest'ultimo caso, si tratta di una riforma votata allora dal Pd di Bersani sotto il governo Monti. La politica ridotta ai conteggi, mentre ai tempi della vituperata "prima repubblica" si stava attenti anche a quanto pensava e pesava la piccola percentuale del Pri di Ugo La Malfa. D'altra parte il continuo riferimento alla "discontinuità" rispetto alle politiche renziane è obbligatorio per un partito nato dalla scissione e dalla critica alla leadership renziana. Allo stato dei fatti, a giudicare dalle evidenti claudicanze del pensiero politico del commissario Ermini, espressione del peggior renzismo per ciò che ha sin qui offerto, l'orientamento del Nazareno sembra di voler privilegiare la fedeltà al capo e non la potenziale forza di trascinamento dei candidati.

Il primo caso. Coalizione qui significherebbe un candidato al Pd ed uno ai centristi nei Collegi Camera e candidato Pd al Collegio Senato. Quanto al ritornello della prossima campagna elettorale del Pd, tutto fondato sul recupero del "voto utile contro destre e populisti", "non lasciamoci intimorire" dice: "L'unico voto utile è quello che costruisce una rappresentanza democratica per portare in Parlamento le speranze e i bisogni di quella metà d'Italia che non vota".

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