Riutilizzo sacchetti bio: ecco i motivi del 'no' del dicastero della Salute

05 Gennaio, 2018, 10:49 | Autore: Doriano Lui
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Si possono portare i sacchetti da casa? È l'interpretazione che darà il ministero della Salute nei prossimi giorni. Dal 1 gennaio 2018", ha osservato sulla propria pagina Facebook, "è arrivata una nuova tassa voluta dal Pd: i sacchetti di plastica usati nei supermercati per frutta, verdura, ecc. sono a pagamento. Questa la posizione del dicastero, come spiega il segretario generale Giuseppe Ruocco. Le borse di plastica di qualsiasi tipo "non possono essere distribuite a titolo gratuito" dai supermercati, spiega il Ministero in una circolare diffusa oggi e "il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino".

"L'ultima che sta girando molto via sms", ha scritto su facebook, "è che avrei organizzato un complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo grado impegnati nella fabbricazione di Sacchetti". Una volta inseriti gli alimenti, infatti, nessuno potrà più dimostrare che quel sacchetto non era già stato utilizzato in precedenza. Nel complesso, la spesa per il consumatore medio non dovrebbe superare la quindicina di euro all'anno, considerando un utilizzo medio di due sacchetti al giorno al prezzo di circa un centesimo a busta. Peraltro, i sacchetti sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva. Matteo Renzi ha risposto a chi fa polemica sulla vicenda, dicendo che è stata messa in pratica una norma europea. L'obiettivo sacrosanto è combattere l'inquinamento alla luce degli impegni che abbiamo firmato a Parigi e che rivendichiamo: noi a differenza di Trump non abbiamo cambiato idea. Ma a maggior ragione, si domanda giustamente Paolo Magliocco sul quotidiano la Stampa, al di là delle polemiche, non si capisce bene perché, se i sacchetti che usiamo in Italia sono davvero capaci di trasformarsi in compost senza inquinare raccogliendoli con i rifiuti umidi, debbano poi essere per forza a pagamento per disincentivarne l'uso.

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