Cesena: Proiezioni in lingua originale di "Il filo nascosto"

24 Febbraio, 2018, 17:44 | Autore: Bianca Mancini
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Chiaramente non sappiamo con certezza se vedremo mai questo film per famiglie diretto da Paul Thomas Anderson, ma comprendiamo la difficoltà del celebre regista di non poter condividere i suoi splendidi film con i figli.

Motivo, l'estenuante cura con cui si dedica alla preparazione di ogni personaggio che interpreta è ormai andata troppo oltre. Vuole essere amata, non tollerata. Il Filo Nascosto è l'ottavo film di Paul Thomas Anderson (The Master, Vizio di Forma, Magnolia) e la sua seconda collaborazione con Daniel Day-Lewis, i due si sono ritrovano quasi 10 anni dopo Il Petroliere: correva l'anno 2008 e Daniel Day-Lewis per la sua interpretazione vinse l'Oscar come Miglior attore protagonista, il suo secondo.

Siamo di fronte all'ennesimo capolavoro di un autore che sembra capace di realizzare solo capolavori: da Boogie Nights, 1997, Paul Thomas Anderson ha continuato a cambiare genere e ad esplorare il cinema moderno rivisitandolo sotto un'ottica classica, sempre in controtendenza rispetto alle nuove correnti hollywoodiane - l'esatto opposto dell'altro gigante moderno, Nolan, che rivista altri generi e in tutt'altro modo, spingendo e non rallentando. A gestire l'atelier è lo stilista Reynolds Woodcock, il creatore di tanta perfezione, aiutato da sua sorella Cyril, che pianifica ogni cosa. Nella Londra degli anni 50, Woodcock è un rinomato stilista; scapolo impenitente, abituato a una routine maniacale e sempre proteso alla ricerca ossessiva della perfezione assoluta nel proprio lavoro.

La sua esistenza è programmata con rigore ferreo, dalla mattina alla sera, grazie all'inappuntabile aiuto della sorella Cyril. Il suo estro si scontra con l'incomunicabilità nelle relazioni.

Per questo le donne non entrano nemmeno nel suo raggio d'azione, nonostante la casa ne sia piena.

La scena in cui Alma scende a fare colazione a casa di Woodcock e imburra rumorosamente il toast mentre lui sta realizzando i primi schizzi della giornata, finendo purtroppo per distrarlo, è davvero divertente e ne mostra tutta la sua rigida essenza creativa.

Woodcock è un'esteta anaffettivo, un elegante uomo di cultura, un dispotico teocrata e un affascinate eccentrico.

E così Alma trova il modo di trasformarsi da vittima in carnefice, scoprendo il punto d'incontro tra le loro rispettive ossessioni. Anche con l'aiuto di P.T. Anderson.

Un gioco brutale che prevede il perenne passaggio dal dolore per una riscoperta dell'amore, che solo un'atmosfera di fondo così riesce a stemperare e addolcire. La musa ha fatto perdere al maestro il suo equilibrio.

Ritmo, azione e parola sono 'fuori dal tempo', figli di un cinema che che non ama compromessi con il grande pubblico.

Anche perché è da Ubriaco d'amore che Paul Thomas Anderson i sentimenti non li prende mai di petto, non racconta davvero una storia d'amore, non racconta davvero una storia di depressione, ma mette in primo piano un'emozione (qui è la storia sentimentale tra i due protagonisti) come strumento per in realtà raccontarne in realtà un'altra, quella che gli interessa davvero (qui è l'ossessione per il dolore, il delirio di professionale del protagonista).

La vittoria decreterebbe il suo ingresso ufficiale nella storia di Hollywood: a oggi, infatti, il suo jackpot di Oscar sarebbe pressoché irraggiungibile anche dai migliori. E allora claustrofobico è il sentimento, sia quando parte dalla testa pensando che importante sia capire e controllare l'altro, sia quando arriva al cuore sapendo che non ci sono muri che possano fermare le emozioni.

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