Elezioni 2018, Partito democratico sotto il 20%. Renzi pensa alle dimissioni

05 Marzo, 2018, 10:24 | Autore: Santina Resta
  • M5S il caso del ‘ministro’ Giuliano

È stato Rosato, in tv da Bruno Vespa, a sdoganare sin dai primi exit poll la parola che tutti temevano ma nessuno osava pronunciare al Nazareno fino a oggi.

La domanda successiva che l'opinione pubblica si pone è facile da immaginare: e adesso che cosa accadrà?

Quando era ancora notte fonda e l'alba appariva piuttosto lontana, quando su Roma e sul Nazareno di abbattevano secchiate d'acqua, quando non c'era trasmissione tv che non certificasse l'agonia politica di un ex grande partito ridotto a bonsai dalle ultime elezioni, la voce è cominciata a circolare con insistenza sulle chat parlamentari: appuntamento lunedì, alle 11 di mattina, perché Matteo Renzi certifica la sconfitta, anzi il tracollo, e (forse) se ne va. Lasciando dietro di sé macerie, rabbia e preoccupazioni. I 5Stelle non avrebbero però i numeri per governare da soli.

Il "tesoretto" del 40% alle europee, che segnò l'ascesa a palazzo Chigi, è evaporato, dimezzato.

"Complimenti a Leu", è stato uno dei commenti di Renzi tra un exit poll e una proiezione. Ma lo 'schema' di buttare la croce sugli scissionisti regge solo fino a un certo punto, visti i risultati poco lusinghieri raggiunti dai bersaniani. La delusione, tra i dem, è evidente. Nessun dirigente si è fatto vivo in sala stampa, disertata nonostante il numero record (300) di accreditati. Renzi, dal canto suo, ha già detto che non ha intenzione di mollare, neanche in caso di sconfitta - e sulla definizione di sconfitta, come è ovvio, ci sarà molto da discutere. Il primo argomento di discussione sarà quello della composizione della delegazione da inviare al Quirinale per le consultazioni: dovrà essere meno renzizzata, è la richiesta della minoranza. E sente persino il fiato sul collo della Lega, che prepara il sorpasso e sogna di diventare il secondo partito italiano. Per paradosso, proprio una percentuale troppo bassa (con il partito troppo fragile) potrebbe stoppare le pretese degli anti renziani. Renzi ha sempre negato l'intezione di voler cedere il passo. I leader storici sono pronti a tornare in partita, se non altro per provare a cambiare gli equilibri nel Pd, dopo il voto, e a ricostruire un diverso centrosinistra, magari appunto intorno ad una nuova leadership.

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