Mafia, investimenti per finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro: 12 arresti

13 Marzo, 2018, 09:39 | Autore: Santina Resta

L'inchiesta è coordinata dal procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Gianluca De Leo e Carlo Marzella. Si tratta di Vito Nicastri. La vasta operazione vede impegnati oltre 100 uomini della Direzione Investigativa Antimafia, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale, finalizzata all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo, su richiesta della Dia, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento nonché fittizia intestazione di beni.

Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell'ambito di consulenze agricole e immobiliari, tra i quali ci sarebbe stato un noto faccendiere mazarese Salvatore Calvanico, una volta braccio destro dell'ex governatore Totò Cuffaro, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname nonché in attività di ristorazione. L'attività d'indagine ha consentito di accertare che parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di Cosa nostra trapanese, al mantenimento proprio di Matteo Messina Denaro. Individuati i nuovi colonnelli del superlatitante sul territorio - i capi delle famiglie di Vita e Salemi - ma anche altri gregari, piccoli e grandi, erano gli snodi dell'organizzazione di Messina Denaro, che continua a comunicare attraverso i pizzini, biglietti di carta ripiegati fino all'inverosimile, che viaggiano in lungo e in largo per la Sicilia (e forse anche oltre) attraverso fidati postini.

In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione. Quello di Nicastri non è un nome nuovo per i carabinieri e il personale della Dia che hanno condotto l'ultima inchiesta sui presunti favoreggiatori del padrino di Castelvetrano: i suoi legami col boss gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro.

Nell'operazione sono stati posti in sequestro tre complessi aziendali, comprensivi dell'intero complesso immobiliare e delle attrezzature fittiziamente intestate a terzi. Matteo Messina Denaro è tornato ad essere un fantasma, e anche i suoi fedelissimi - fiaccati da arresti e sequestri - si lamentano. Secondo lui Nicastri avrebbe consegnato una "borsa piena di soldi" al capomafia Michele Gucciardi, dopo aver concluso un affare.

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