Google vieta le pubblicità legate alle criptovalute

16 Marzo, 2018, 05:53 | Autore: Piera Gizzi
  • Così Google prova a combattere pubblicità fuorvianti, illecite o pericolose

Nel 2017, il colosso americano, proprio per cercare di "proteggere" i propri utenti ha rimosso oltre 3,2 miliardi di pubblicità che violavano le proprie policy, parliamo di circa 100 pubblicità irregolari al secondo, quasi il doppio rispetto al 2016.

Da Giugno Google bloccherà qualsiasi banner che vuole promuovere servizi o portafogli che abbiano a che fare con le criptovalute come Bitcoin ed affini. Per far sì che questo modello gratuito e supportato dalla pubblicità funzioni per tutti, è necessario che il web sia un luogo sicuro e adeguato dove imparare, creare e fare pubblicità. Sono stati inoltre bloccati 79 milioni di annunci che, all'interno del network, cercavano di indirizzare le persone su siti web che ospitavano malware, e nel corso dell'anno, sono stati oscurati 400.000 di siti web non sicuri. Gli annunci 'cattivi' sono quelli che diffondono virus malevoli (malware) e phishing per rubare dati, oppure quelli 'trick-to-click' ovvero che inducono a cliccare su un'immagine con finalità ingannevoli. Molti proprietari di siti web utilizzano le piattaforme pubblicitarie messe a disposizione da Google, come AdSense, per pubblicare annunci sui loro siti e contenuti e fare soldi. Il direttore delle pubblicità sostenibili di Google, Scott Spencer, ha dichiarato in un blog: "Abbiamo aggiornato diverse politiche per trattare al meglio gli annunci relativi a prodotti finanziari non regolamentati o speculativi come CFD e criptovalute". Grazie a questa tecnologia, nel 2017 sono state rimosse ogni mese 2 milioni di pagine per violazioni delle norme.

Google ha affermato che il ban includerà tutto ciò che è legato anche solo lontanamente alle criptovalute.

E poi, il "tabloid cloaking", cioè la tecnica attraverso cui si spacciano pubblicità di prodotti (pillole dimagranti, per esempio) attraverso contenuti che sembrano notizie sensazionalistiche: la sfruttavano più di 7.000 account AdWords, accusati di aver violato la norma relativa e quindi rimossi.

Con l'evolvere delle tendenze online, anche i malintenzionati trovano costantemente nuovi metodi per diffondere truffe in rete e per ingannare gli utenti. Lo si apprende dal nuovo report Google Bad Ads, che il gigante delle ricerche in rete ha appena diramato.

In particolare le ICO hanno visto un'ascesa di popolarità negli ultimi anni al punto che in Cina e Sud Corea sono state bandite dallo stato impedendo alle aziende di vendere monete digitali.

Nel 2017, Google scoperto che un piccolo numero di editori si fingevano siti legittimi di notizie localizzati in una città quando in realtà erano truffatori in un'altra città. Nel 2017, Google ha bloccato oltre 12.000 siti web (erano 10.000 nel 2016) trovati duplicare e copiare contenuti da altri siti. Lo scorso anno, sono state aggiunte 28 nuove norme per gli inserzionisti e altre 20 norme per i publisher, proprio per poter contrastare queste nuove minacce e migliorare l'esperienza pubblicitaria online.

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