Virus HIV: può una pianta curare davvero la malattia?

06 Aprile, 2018, 16:07 | Autore: Fausta Monteleone
  • La pianta sarda che blocca l'HIV: come fa ad impedire al virus di replicarsi

In altre parole, la molecola individuata blocca gli enzimi che permettono al virus di replicarsi. Caratterizzata inizialmente da un alto tasso di mortalità, si è giunti progressivamente a tenerla sotto controllo grazie all'utilizzo di cocktail di farmaci che, sebbene non del tutto privi di effetti collaterali, hanno modificato molto favorevolmente la sopravvivenza e la qualità della vita delle persone sieropositive.

Una rivista americana PlosOne ha appena pubblicato un articolo legato al potere benefico della pianta "Hypericum scruglii (Bacchetta, Brullo et Salmeri)", che cresce nella Sardegna centro-orientale e che forse può curare il virus HIV. Si tratta dell'Hypericum scruglii nota anche come bacchetta, una pianta che si trova esclusivamente negli altopiani carbonatici della Sardegna.

L'approccio innovativo utilizzato nello studio - che vede in prima fila i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano - sfrutta la biodiversità metabolica delle piante per identificare singole molecole capaci di agire su più funzioni enzimatiche (approccio multitarget). "La pianta, individuata in tempi relativamente recenti", - ha spiegato la dott.ssa Cinzia Sanna - è stata raccolta durante il periodo di fioritura, è stata essiccata e sottoposta a estrazione mediante una miscela idroalcolica. Il lavoro e' stato coordinato da Francesca Esposito, virologa, e Cinzia Sanna, botanica, entrambe ricercatrici dell'Ateneo di Cagliari, ed e' frutto di un'ampia collaborazione con altri ricercatori dell'Universita' di Cagliari, delle Universita' della Campania e dell'Insubria e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania). "L'estratto grezzo è stato poi sottoposto a screening biologici al fine di valutare la sua attività antivirale".

L'approccio multitarget usato dai ricercatori sardi mira a diminuisce il numero di farmaci che un paziente sieropositivo deve assumere, e quindi lo studio dà l'amo per un successivo sviluppo di farmaci antivirali. Gli studiosi hanno verificato questo effetto in colture cellulari.

Come ha sottolineato la dottoressa Esposito, non si tratta di una pianta tossica; una specie appartenente allo stesso genere viene già utilizzata come rimedio naturale da alcune comunità sarde per lenire il dolore provocato dalle ustioni.

Del gruppo che ha firmato la ricerca pubblicata su PlosOne fa parte anche Enzo Tramontano, ordinario di Microbiologia e Presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia: "La nostra ricerca prosegue - commenta - Ora serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente".

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