Crisi Siria, USA annunceranno nuove sanzioni contro la Russia lunedì

16 Апреля, 2018, 09:40 | Autore: Santina Resta
  • Trump

Dopo che nella notte tra venerdì e sabato Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno bombardato tre obiettivi militari in Siria, legati alla produzione di armi chimiche del regime del presidente Bashar al Assad, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU si è riunito su convocazione della Russia. A operazione conclusa, Emmanuel Macron ha invitato a "lavorare seriamente con Mosca" per ristabilire un clima positivo, ma dall'ambasciatore russo all'Onu Nebenza non sono arrivate dichiarazioni distensive. Ha i contorni del gioco delle parti fra Occidente e Russia la faccenda del preavviso d'attacco comunicato a Mosca con congruo margine prima dell'ordine di fuoco sulla Siria.

Ne parliamo mentre il consiglio di sicurezza dell'Onu si è appena riunito. Ad oggi sembrerebbe non esistano prove certe che in Siria sia realmente avvenuto un attacco chimico.

E' guerra senza quartiere sui cieli della Siria, spazi affollati di combattenti che, per ragioni ed interessi diversi, usano la violenza delle armi per ribadire supremazie, predominio ed egemonia. Non avremmo potuto avere un risultato migliore. E così come quando si organizza una partita di calcetto, il "capitano", il "n° 10" Donald J. Trump, si è affrettato a "chiamare" i suoi "amici" cercando possibili compagni con cui formare una "squadra" per la "partita" in campo siriano. Vedremo nei prossimi giorni, quindi, se e quanto Teheran è stata costretta a concedere in cambio di un bombardamento poco più che "simbolico". Chi abbia assegnato agli Stati Uniti il ruolo di paladini del pianeta col compito di intervenire ovunque il "nemico" si materializzi: si chiami esso Saddam o Mu'ammar o Bashar o in qualunque modo faccia comodo in quel preciso istante. E per il momento si tratta di un 'one-time shot', come l'ha definita a caldo il numero uno del Pentagono James Mattis, un'azione unica. Delle cause e degli scopi di tale guerra circolano in rete le informazioni più contraddittorie e disparate al punto che, in fondo, nessuno sa quale sia la verità più affidabile.

All'Onu, infatti, è scontro tra le due parti. Se finora non è stato possibile, la colpa ricade sulla Russia, che non solo non ha partecipato al processo con convinzione, ma non ha neppure incoraggiato il suo alleato Assad a farlo. E un'azione "limitata e proporzionata", mirata a colpire il cuore del programma di armi chimiche del governo siriano. Nell'agosto del 2013, il presidente americano, Barack Obama, prima annunciò la volontà di lanciare un raid militare contro il regime siriano, responsabile del più brutale attacco chimico della guerra civile (si parlò di oltre mille vittime), poi fece marcia indietro venendo incontro alla proposta del presidente russo Vladimir Putin; mediare lo smaltimento di tutte le armi chimiche in mano a Damasco sotto la supervisione dell'organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche (Opcw).

Gli Stati Uniti hanno replicato duramente alle accuse. E questi dettagli sono piuttosto ingombranti.

Il patriarca di Mosca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, ha discusso anche con Papa Francesco degli avvenimenti in Siria. La loro posizione sul piano strategico e diplomatico è compatta: "L'obiettivo era colpire le armi chimiche siriane ed impedire che vengano ancora usate", non rovesciare il regime, o aggredire Russia e Iran. Cosa sia successo dopo è facilmente intuibile.

"Questa è una palese violazione delle leggi internazionali che ignora la sovranità nazionale e l'integrità territoriale della Siria", ha fatto sapere Teheran. Entrambe le argomentazioni hanno una propria logica, e probabilmente parte della risposta dipende dal volume reale dei danni riportati e dall'importanza effettiva delle installazioni colpite.

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