Fmi, accelera crescita dell'Italia: +1,5% nel 2018. "preoccupa l'incertezza del dopo voto"

17 Апреля, 2018, 18:19 | Autore: Bianca Mancini
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Si tratta di previsioni invariate rispetto allo scorso gennaio, ma in crescita dall'ottobre del 2017 quando gli economisti del Fmi prevedevano un incremento del Pil globale del 3,7% sia per il 2018 sia per il 2019. L'avvertimento è contenuto nel Rapporto sull'economia mondiale del Fondo monetario internazionale, che accomuna il nostro Paese a Brasile, Colombia e Messico.

Sempre in Italia, così come in Spagna, "l'elevato livello del debito i trend demografici sfavorevoli richiedono un miglioramento del saldo primario strutturale per porre il debito in un percorso discendente" scrive ancora il Fondo monetario, evidenziando come "nell'area dell'euro, diversi paesi hanno esaurito il proprio spazio fiscale e dovrebbero procedere a un consolidamento favorevole alla crescita". Rimane stabile, nelle previsioni dell'Fmi, il tasso di disoccupazione, vicino all'11% anche nel 2018. Secondo il Fmi, una maggiore mole di investimenti tedeschi - in aree che includono il potenziamento dell'infrastruttura digitale, l'assistenza all'infanzia e programmi di doposcuola, nonché la formazione e l'integrazione dei rifugiati nel mondo del lavoro - "faciliterebbe il riequilibrio della domanda all'interno dell'area valutaria comune". Non basta comunque per schiodare l'Italia dall'ultimo posto tra i paesi della zona Euro. La Germania cresce, infatti, quest'anno del 2,5 per cento, la Francia del 2,1 per cento e la Spagna del 2,8 per cento, mentre la Grecia crescerà del 2,0 per cento. In Eurolandia la disoccupazione è attesa scendere dal 9,1% del 2017 all'8,4% di quest'anno e all'8,1% del 2019. Madrid e Atene sono, però, alle prese con tassi di disoccupazione molto più elevati di quello dell'Italia.

Spada di Damocle su quella che in termini assoluti è una buona notizia, resta, come da più parti è stato più volte detto, l'incertezza della politica che aumenta i rischi per l'attuazione delle riforme e quelli per un 'possibile riorientamento dell'agenda politica'.

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