Hannes, la protesi che sa piegare le dita come fa la mano

11 Mag, 2018, 03:22 | Autore: Doriano Lui
  • Mano bionica, piega le dita come quella naturale: dal 2019 in commercio

Il suo nome è un omaggio al professor Hannes Schmidl, già direttore tecnico del Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio, a cui si deve l'avvio dell'attività di ricerca protesica e la prima protesi mioelettrica Inail-Ceca del 1965.

Pronta la mano hi-tech che piega le dita e afferra oggetti con una capacità pari al 90% di quella di una mano naturale. Hannes sarà disponibile a partire dal 2019 in due taglie e nella versione destra e sinistra, con un corredo di soluzioni cosmetiche e di rivestimenti indicati per uomini e donne. Una mano protesica, ultima produzione della tecnologia di derivazione robotica, sviluppata da Rehab Technologies (laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l'Inail e l'Istituto italiano di tecnologia).

I principi osservato sono il pinch grasp, la possibilità di afferrare tra pollice e indice oggetti piccoli, power gasp per una presa fino a 15 chilogrammi e lateral grip per gli oggetti sottili. Tutto usando soltanto un motore, con ricadute positive sulla batteria che può durare fino a un intero giorno. "Siamo partiti dal robot umanoide realizzato dall'IIT nel 2012 che è stata la nostra palestra per sviluppare una serie di componenti che mettessero la persona al centro". Una tecnologia che consente ai pazienti di comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. "I due sensori che ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivando il movimento desiderato del polso o della mano, sono infatti posizionati all'interno dell'invaso della protesi, la parte a contatto con l'arto residuo, risultando cosi' invisibili all'esterno e impercettibili dal paziente". Il sistema di controllo di Hannes sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell'arto. Per garantire il massimo livello di personalizzazione, il Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth e consente di calibrare i suoi parametri di funzionamento in base alle esigenze e alle caratteristiche di chi la indossa.

"Hannes è stata progettata affinché conformazione, peso e qualità dei movimenti siano il più possibile simili a quelli di una mano reale - hanno spiegato Rinaldo Sacchetti e Lorenzo De Michieli del team scientifico Inail-IIT - Ci siamo impegnati per fare in modo che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte del loro corpo e non come un elemento estraneo". Zambelli, 64 anni, di Sant'Agata Bolognese, era un metalmeccanico ed è stato costretto ad amputare la mano destra all'età di 16 anni a causa di un incidente sul lavoro. "Sono stato inserito nel progetto di ricerca nel 2014 ed è stato molto bello assistere a gran parte del processo di realizzazione. Prima utilizzavo una protesi solo per funzioni estetiche, invece oggi sto riprovando la sensazione di utilizzare di nuovo entrambe le mani". Questi ha sottolineato, come riportato da Ansa, che: "Posso piegare le dita con la forza che voglio e cominciare a dimenticare di dover utilizzare sempre e comunque l'altra mano".

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