Brindisi, la mafia della SCU: 12 arresti. Vendetta contro il pm

15 Mag, 2018, 21:48 | Autore: Santina Resta
  • Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita/ Pizzini dal carcere per colpire pm antimafia

Questa mattina, personale del Reparto di Polizia Penitenziaria di Terni ha proceduto, all'esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti detenuti, ritenuti "promotori" e "capi" di una associazione di stampo mafioso appartenenti ad una frangia della Sacra Corona Unita operante nel brindisino, nonché ad effettuare le conseguenti attività di perquisizione sia sui suddetti detenuti che ad altri ritenuti vicini agli stessi. Il sistema messo in piedi dai due affiliati alla Scu, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si basava sull'uso di pizzini ed un telefono cellulare introdotto fraudolentemente nel carcere di Terni, con cui i due continuavano a gestire da dentro il carcere gli interessi della malavita organizzata, "ricompattando un agguerrito gruppo criminale, fornendo agli appartenenti all'associazione specifiche disposizioni e impartendo ordini da adottare sul territorio provinciale brindisino".

Le indagini della squadra mobile hanno intercettato il flusso di cosiddette "sfoglie" (pizzini) tra i soggetti coinvolti e sono state supportate dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia.

Due di essi mantenevano contatti con numerosi altri detenuti, attribuendogli in alcuni casi l'investitura mafiosa e sancendone l'affiliazione. Per tutti è stata contestata anche l'aggravante di appartenere ad un'associazione armata. I due detenuti comunicavano non solo con gli esterni ma anche con altri che si trovano in una ventina di carceri sparse per l'Italia. Tali risultati giungono alla conclusione di una delicata e complessa attività d'indagine, coordinata dalla DDA di Lecce e svolta dalla Squadra Mobile di Brindisi su impulso e con la collaborazione della Polizia Penitenziaria di Terni, che ha portato all'arresto di 12 persone. Le perquisizioni, si sono rese necessarie anche perché uno dei promotori dell´organizzazione criminale aveva manifestato l´intenzione di evadere dal carcere, ed anche perché aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del P.M. che, in passato, lo aveva indagato e fatto condannare all´ergastolo. In occasione di una rappresentazione teatrale, poi, avrebbe fatto in modo di reperire un particolare filo, detto capello d´angelo, che gli avrebbe permesso di segare le sbarre e tentare così, l´evasione.

L'introduzione di questo filo diamantato, sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare del detenuto, autorizzato all'ingresso per un colloquio in carcere.

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