Forlì, sedicenne suicida: spunta il video testamento ai genitori che li incrimina

17 Mag, 2018, 14:42 | Autore: Santina Resta
  • Aula di tribunale

La mattina del 17 giugno del 2014, la giovane ragazza si gettò nel vuoto dal tetto del liceo classico di Forlì, che la stessa frequentava.

Durante il processo a porte chiuse, è stato fatto sentire un estratto del filmato lungo un paio d'ore girato con il telefonino dall'adolescente, Rosita Raffoni, fino a quando la batteria non si scaricò, prima del gesto estremo. Dal testo si ricava l'enorme malessere della giovane, come sottolineano anche i pm nell'atto di accusa. Nella lettera Rosita ribadisce che i genitori nonl'hanno mai capita, conosciuta, né accettata per quello che erae che la sua ultima volontà è quella di lasciare un segno. Nonostante la convizione del gesto estremo, Rosita rimpiange nell'audio di non poter realizzare i suoi sogni, di lasciare la vita, ma poi aggiunge che non riesce più a vivere "segregata".

Sei anni di carcere per il padre, accusato di istigazione al suicidio e maltrattamenti fino alla morte, e due anni e sei mesi per la madre, per l'ipotesi di reato di maltrattamenti fino alla morte. Fino all'ultima provocazione ovvero una sfida fatta dal padre alla figlia di mettere in atto i propositi di suicidio e per questo i genitori sono finiti a processo per maltrattamenti fino alla morte e soltanto il padre per istigazione al suicidio. Sempre secondo la pm, i genitori di Rosita erano consapevoli del ruolo "predisponente e cogente" che il loro comportamento aveva nel creare disagi e sofferenza alla figlia. Si tratterebbe di rapporti sfociati in una vera e propria sfida-guerra, in particolare con il padre, quando Rosita, per l'accusa, ha cercato di liberarsi della cappa di umiliazioni, isolamento e privazioni a cui era sottoposta. Anche la volontà del suicidio, ha precisato l'accusa, era nota ai genitori, ma questo non avrebbe modificato il loro atteggiamento vessatorio.

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