Pensioni più basse dal 2019, ultimissime all'11/6: in GU nuovi coefficienti

13 Giugno, 2018, 21:53 | Autore: Doriano Lui
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Se età e contributi accumulati non dovessero subire variazoni, nel 2019 a 67 anni si avrà quindi una pensione più bassa rispetto a quest'anno. L'accordo consentirà anche di aprire una fase nuova rispetto alle nuove tecnologie e alle nuove professionalità che si stanno facendo spazio nel mondo del lavoro, con la possibilità di inserimento di nuove figure professionali. Gli economisti pentastellati e del Carroccio sembrano intenzionati a introdurre una quota 100 con 64 anni di età e 36 anni di contributi, con un tetto a due o tre anni di contributi figurativi e un pensionamento a 41 anni e 5 mesi di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

Le pensioni di quanti sono già pensionati non subiranno nessuna modifica.

La causa della "scomparsa" dei contributi è da imputare al passaggio della gestione di INPDAP e INPS, pare che ancora non siano stati completati gli allineamenti dei contributi versati e questo si ripercuote verso quel personale che ha maturato gli anni di servizio necessari per richiedere la quiescenza. Nel sistema retributivo esistono, infatti, dei tetti che abbattono gradualmente la retribuzione pensionabile al di sopra di una determinata fascia reddituale (circa 46mila euro); questi tetti, in sostanza, agiscono nel senso di ridurre il "rendimento" della pensione per chi percepisce redditi molto elevati; nel contributivo, invece, non c'è alcun abbattimento della retribuzione pensionabile e quindi si può tradurre in pensione l'intera cifra percepita.

Andando al concreto la soglia di integrazione da parte della pensione di cittadinanza è individuata in 780 euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi (1170 euro se si tratta di una coppia). E si comprende bene perché: tagliando le pensioni di alto importo si scontentano al massimo 158 mila cittadini/elettori (in realtà molti meno perché dal conto vanno detratte le pensioni di chi i cinquemila euro netti al mese li ha raggiunti e pagati in corrispettivi versamenti contributivi).

"È necessaria una vera riforma delle pensioni, che superi strutturalmente quell'impianto, tenga assieme risposte per tutte le generazioni e per tutte le condizioni lavorative e che sia sostenibile socialmente, partendo dalle proposte avanzate unitariamente dal sindacato con la sua piattaforma".

La revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo riguarda il calcolo della pensione di tutti coloro che faranno domanda per ottenerla negli anni 2019, 2020 e 2021.

Ma in Italia 785 mila sono in pensione da 37 anni e, buon per loro, non hanno certo finito di vivere. I coefficienti sono tanto più alti quanto maggiore è l'età del cittadino. Ma che non si dica troppo in giro. Anche se affitti dieci, cento o mille appartamenti o solo uno, sempre 23 per cento. A proposito di flat tax...ma è meglio non farlo sapere troppo in giro.

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