Area sanitaria: tra le migliori chance occupazionali per i laureati

14 Giugno, 2018, 21:07 | Autore: Doriano Lui
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La quota di laureati di cittadinanza estera è complessivamente pari al 6,7% (molto più alta nelle magistrali, 14%). Si tratta di 1.152 di primo livello, 180 magistrali biennali e 292 a ciclo unico; i restanti sono laureati dei corsi pre-riforma. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico e linguistico) il 57,1% dei laureati: è il 51,6% per il primo livello e il 57,4% per i magistrali biennali. È un dato, tuttavia, che può lasciarci soddisfatti solo parzialmente: se infatti il dato sull'occupazione dei nostri laureati di alcune aree, in particolare quelle di Ingegneria e Medicina, è molto positivo e in linea con quello nazionale, in altre aree il gap rispetto alle medie nazionali è ancora rilevante. Un dato su cui incide il ritardo nell'iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore. Sostanzialmente stabile l'età di conseguimento della laurea (in media 26,8 anni, contro i 26,7 del 2015), con una permanenza media in università di 7 anni circa e un voto di laurea media di poco superiore a 100 su 110. In crescita anche la soddisfazione espressa per il rapporto con gli insegnanti, che supera l'85%, e per l'adeguatezza delle aule, siamo vicini al 70%, con un +5% rispetto ai dati precedenti. L'89,2% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l'84,6% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. Più in generale, il 91,5% dei laureati si dichiara soddisfatto dell'esperienza universitaria nel suo complesso. "Il 68,9% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 5,3% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso".

Il Rapporto AlmaLaurea sul profilo dei laureati 2018 indica che l'aumento della regolarità negli studi si accompagna alla diminuzione dell'età media alla laurea. "Ci sono più immatricolazioni e più occupazione, ma resta un forte divario tra Nord e Sud del Paese ed è forte il problema delle retribuzioni, tra le più basse dei Paesi Ocse", sottolinea Gaetano Manfredi, rettore dell'Università Federico II di Napoli e presidente della conferenza dei rettori. Il 63,0% dei laureati ha svolto un'attività lavorativa durante gli studi universitari.

Tra gli occupati, il 25,9% prosegue il lavoro iniziato prima della laurea, il 16,1% ha invece cambiato lavoro; il 58,0% ha iniziato a lavorare solo dopo il conseguimento del titolo.

Il 26% ha un contratto da dipendente a tempo indeterminato, mentre il 27,5% un lavoro non standard (in particolare da dipendente a tempo determinato). Il 13,9% svolge un'attività autonoma (come libero professionista, lavoratore in proprio, imprenditore, ecc.). Il lavoro part-time coinvolge il 40,7% degli occupati.

La retribuzione mensile netta è, in media, pari a 1.107 euro per i laureati di primo livello e 1.153 euro per i laureati magistrali biennali. Ma quanti fanno quello per cui hanno studiato? Più nel dettaglio, il 61,0% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite all'università. L'indagine ha coinvolto 2.329 laureati magistrali biennali 2016 e 2.479 laureati nel 2012. Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 28,3%. Il 42,2% degli occupati può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato mentre il 24,5% su un lavoro non standard.

Il lavoro part-time coinvolge il 37,9% degli occupati. Le retribuzioni arrivano in media a 1.223 euro mensili netti.

Il 48,6% degli occupati ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo; inoltre, il 39,2% dichiara di utilizzare in misura elevata, nel proprio lavoro, le competenze acquisite durante il percorso di studi.

Il tasso di occupazione dei laureati magistrali biennali del 2012, intervistati a cinque anni dal conseguimento del titolo, è pari all'89,7%. Il tasso di disoccupazione è pari al 4,5%. Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato sono il 54,4%, mentre gli occupati che svolgono un lavoro non standard sono il 16,0%. La maggioranza (80,7%) è interessata a un lavoro nel pubblico e in questo caso solo il 20,6% a un lavoro privato. Il lavoro part-time coinvolge il 13,9% degli occupati.

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