Petrolio, è tonfo: l'Iran spaventa il mercato alla vigilia dell'OPEC

22 Giugno, 2018, 13:24 | Autore: Doriano Lui
  • Petrolio più Basso Prima del Meeting OPEC

Roma, 21 giu. (askanews) - Si cerca un compromesso al vertice Opec allargato a Vienna, da cui è atteso un aumento della produzione che scongiuri penurie e ulteriori rialzi dei prezzi nella seconda metà dell'anno.

Iran, Iraq e Venezuela sarebbero pronti a usare il proprio diritto di veto contro la proposta dell'Arabia Saudita di alzare il tetto alla produzione giornaliera di petrolio dei membri aderenti all'Opec, proposta che sembra invece godere dell'appoggio della Russia per quanto attiene ai paesi non aderenti all'organizzazione ginevrina. Con Luca Trabattoni, Managing Director di UBP, facciamo il punto della situazione su quello che potrebbe accadere anche qualora non ci fosse l'accordo.

Secondo indiscrezioni raccolte dalla Bloomberg il rialzo della produzione, dopo mesi di negoziati con molti paesi che desiderano produrre di più per fare fronte all'invasione dello 'shale oil' americano e mantenere quote di mercato, si fermerebbe a non più di 300.000-600.000 barili. A sua volta il ministro dell'Oman aveva dichiarato che "Il petrolio non è come lo yogurt, non ha scadenza e la produzione può essere aumentata dunque, senza per forza inondarne il mercato, ma stipandolo in magazzino". "Ne discuteremo", ha detto il rappresentante dell'Iran, Bijan Namdar Zanganeh.

Commentanto il grafico storico sulla quotazione petrolio, Goldman Sachs nota che "si è verificato un calo del prezzo del petrolio nelle ultime settimane legato ai timori di un aumento della produzione dei paesi OPEC, una più debole domanda da parte dei mercati emergenti, un'escalation nella guerra commerciale e riserve in ripresa".

Il contratto di riferimento sul greggio leggero Usa perde 0,84 dollari, a 65,01 dollari il barile, dopo aver oscillato fra 64,87 e 65,9 dollari.

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