Savona: pronti a tutto, altri possono decidere uscita Italia da euro

11 Luglio, 2018, 03:07 | Autore: Doriano Lui
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"Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro. Io ero stato delegittimato dai media e non mi sono mosso fino a questo momento per questi precisi motivi".

In una sessione congiunta delle commissioni parlamentari sulle politiche Ue, Savona ha spiegato la sua posizione all'interrogativo sull'uscita dell'Italia dall'Eurozona: "Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri". A distanza di 45 giorni da allora, però, il professore ha riproposto la sua ricetta in commissione: bisogna essere pronti "non ad affrontare solo la normalità, ma il famoso cigno nero", perché "uno shock straordinario devi essere pronto ad affrontarlo" ha detto Savona.

Nel corso della sua audizione in parlamento, Savona ha indicato inoltre la necessità di potenziare i compiti della Bce. Quindi conclude dicendo di aver in programma un incontro con Mario Draghi, al quale lui affiderebbe pieni poteri per avere un controllo maggiore sul cambio: "L'assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell'economia dell'eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall'Europa".

necessario essere pronti ad ogni avento, anche l'uscita dall'euro, e lo insegna una delle case che ho frequentato, la Banca d'Italia", ha affermato il ministro per gli Affari europei.

Il ministro degli Affari europei del governo giallo-verde sempre in merito alla Bce ha sottolineato che occorre attribuirgli uno statuto simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrino e gli strumenti siano i più ampi possibile e possano essere esercitati in piena autonomia. Per Savona l'ideale per l'Europa "è muovere verso l'unione politica" ed è urgente la creazione di una scuola di istruzione comune europea. La politica è la seguente: rilanciare gli investimenti in misura tale da avere una crescita del Pil che consenta di diminuire il rapporto debito pubblico-Pil, sincronizzando il ritmo di spesa corrente necessaria per l'attuazione dei provvedimenti indicati al ritmo con cui cresce il gettito fiscale.

Prima di diventare ministro Savona ha scritto un saggio in cui sostiene che l'Italia deve essere preparata ad abbandonare l'euro.

"Le dichiarazioni" su euro e Unione europea "hanno rasserenato il mercato, ma lo spread non scende perché il nostro debito pubblico resta esposto ad attacchi speculativi" e in tutto ciò "gli investitori aspettano di conoscere i programmi su salario di cittadinanza, flat tax e superamento della Fornero", e la "preoccupazione del mercato" è che spesa relativa causi tensioni sul debito.

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