Decreto Dignità, Di Maio: "E’ una questione di priorità"

12 Luglio, 2018, 10:21 | Autore: Doriano Lui
  • Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio

Non avendo idee originali, rispolvera ricette vecchie che sono fallite in tutto il mondo: sembra incredibile ma il ministro del Lavoro ripropone nel 2018 soluzioni vetero-comuniste già sconfitte nel '900 e alle quali non credono più nemmeno i sindacati seri. Se ne faccia una ragione', conclude Di Maio. Diretto anche l'attacco che sferra al vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio: "Vuole regolare per decreto una cosa che non ha mai conosciuto, il mondo del lavoro". E' il ministro dello Sviluppo e del lavoro nonchè vicepremier, Luigi Di Maio, ad affermarlo dai microfoni di Radio 1.

"Non credo ci sia bisogno di mettere la fiducia sul decreto Dignità". Il "decreto dignità" colpisce i primi e finirà con l'aumentare i secondi.

Immediata la replica, in una notam di Claudio Cominardi, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali del MoVimento 5 Stelle: "Fa piacere leggere che Berlusconi si ricordi dei milioni di poveri nel nostro paese, dei giovani che non studiano, lavorano e degli anziani in difficoltà. Avremo dunque più disoccupati e più sfruttati: non è certo quello che vogliono i giovani del sud senza lavoro, ma non è neppure quello che si aspettavano le piccole e medie imprese del nord che hanno dato fiducia al programma del centrodestra".

Si annuncia infatti una nuova stagione di opposizione "tambureggiante in Parlamento" in modo di recuperare consensi, rispetto alla Lega, tra gli elettori moderati che hanno premiato la coalizione il 4 marzo e ora non vedono di buon occhio le misure troppo "di sinistra" del governo. "L'obiettivo principe è quello di diminuire il costo del lavoro, quindi diminuendo il costo del contratto con grandi tutele, quel contratto è più agevole per l'imprenditore e permette il passaggio dal determinato all'indeterminato il che significa permettere di formare una famiglia". L'Italia fino all'approvazione del Decreto Dignità aveva molti meno vincoli per i contratti a termine rispetto a Francia, Germania e Spagna: tutte nazioni che rispetto a noi negli ultimi anni sono cresciute di più.

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