Agcom: per la comunicazione ricavi a 52,4 miliardi, boom della tv "liquida"

13 Luglio, 2018, 15:53 | Autore: Doriano Lui
  • Agcom consacra la tv 'liquida'.

Il 2017 è stato "l'anno della definitiva consacrazione della 'televisione liquida', con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device". Questi dati, illustrati durante l'annuale relazione al Parlamento da parte del Presidente dell'Agcom, Angelo Cardani, mostrano come l'intero settore dell'informazione, nell'ultimo decennio, abbia perso all'incirca metà del suo peso economico. "La tv tradizionale - precisa - manifesta comunque importanti segni di tenuta" sia in termini di risorse sia di ascolti, con 25 mln di contatti medi nel prime time.

Più precisamente, si osserva che i primi nove gruppi operanti nelle aree confereconomiche che compongono il SIC - 21st Century Fox (Sky Italia, Nuova Società Televisiva Italiana, Fox Networks Group Italy), Fininvest (Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore, Mediamond), Rai Radiotelevisione Italiana, Cairo Communication/RCS Media-Group, Google, GEDI Gruppo Editoriale (Gruppo Editoriale L'Espresso), Facebook, Italiaonline e Gruppo 24 Ore - rappresentano congiuntamente, con quasi 11 miliardi di euro, il 61% del SIC. Quanto al mercato di riferimento, i ricavi del settore delle comunicazioni, nel 2017, hanno raggiunto quota 54,2 miliardi di euro, in crescita dell'1,2% rispetto all'anno precedente: la fetta più grossa (32,2 miliardi, +0,9%) è delle comunicazioni, con la rete fissa che cresce del 3,8% a 16,4 miliardi e la mobile che cala dell'1,9% a 15,8 miliardi. Segno meno per il settore media, il cui fatturato è sceso dello 0,9% a 14,6 miliardi.

L'enorme massa di dati che circola in Rete è portatore di troppi rischi e per evitare il rischio-monopolio dei big della Rete come Facebook, Google e Amazon, l'Agcom chiede una legge che renda pubbliche le informazioni più rilevanti tra quelle raccolte dai grandi operatori del digitale.

"Tende invece a ridursi, anche se con un diverso grado di intensità, il peso degli altri comparti vigilati, ossia TV, radio ed editoria", spiega Angelo Marcello Cardani, presidente dell'Agcom.

Meglio la radio che, nonostante ricavi sostanzialmente piatti, conferma qualche segnale di ripresa.

Le soluzioni corrono lungo tre direttrici: disciplina dei mercati, anche attraverso norme "ex ante"; neutralità e trasparenza degli algoritmi; proprietà dei dati. Tra i primi pericoli, secondo l'esperto non bisogna dimenticare l'esistenza di "un ecosistema governato da poche grandi multinazionali" e la possibile "alterazione dell'ecosistema informativo planetario". Sostiene il presidente Agcom: "Essendo qui in gioco non solo i destini di una filiera industriale, ma anche quelli di un bene di valore strategico e sociale quale l'informazione, la crisi di questo comparto e la contestuale ascesa di Internet quale tendenziale mezzo sostitutivo, si configura quale tema di policy che interroga in primis Governo e Parlamento e che richiede una riflessione di ampio respiro".

"Il contrasto alla disinformazione ed alla deriva delle fake news acquisisce senso e sostanza solo se collocato nel contesto della difesa dei principi dei nostri ordinamenti democratici".

Raccomandato: