"Tagli" ai vitalizi anche per nove ex deputati savonesi

14 Luglio, 2018, 13:23 | Autore: Doriano Lui
  • Oggi alla Camera si vota sul taglio dei vitalizi, Di Maio:

Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega ha ricordato che la delibera approvata in Parlamento provvederà al taglio dei vitalizi a 1.240 ex parlamentari.

Di Maio ha aggiunto poi che le pensioni d'oro saranno tagliate "anche sopra i 4.000 euro, per coloro che non hanno versato i contributi a sufficienza".

Anzi, avrebbe comportato un aumento che tuttavia sarà congelato.

Il Movimento 5 Stelle - che in extremis ha convinto anche i colleghi di governo della Lega a schierarsi a favore dell'abolizione del provvedimento - sta festeggiando in piazza Montecitorio con i palloncini gialli. Tutti uomini della Seconda Repubblica.

Qualche numero e qualche esempio.

Gli ex Dc. Restando tra gli ex Dc, "sacrifici" in vista per l'indefesso propugnatore del "centro di gravità permanente" Mario Tassone che passerà da 10.631 a 5642 euro; per il già sottosegretario con il Governo Prodi, Gigi Meduri (da 3.108 a 2.125 euro), per il 91enne vibonese e potentissimo esponente della "balena bianca" calabrese Carmelo Puja (da 6.590 a 4.752 euro). Lo stesso per Gino Paoli e Ilona Staller, in Parlamento dal 1987 al 1992 che andrebbero da circa 3.000 a 1.000 euro mensili. E così via. A quanto pare nessun ritocco per Gianfranco Fini (10.631 euro), Arturo Parisi (8mila) e Massimo D'Alema (9.636 euro).

Fin qui la cronaca e l'atteso contenimento di quello che, a tutti gli effetti, negli anni da garanzia di partecipazione politica - i vitalizi furono pensati negli anni '50 e introdotti nel 1968 - è diventato un privilegio insopportabile. Per giunta "ereditato" non solo da coniugi superstiti con la giusta reversibilità in misura ridotta (60% più 20% per figli a carico) ma anche, meno comprensibile, da figli e fratelli a carico del deceduto. Veniamo ora agli ex senatori percettori di vitalizio, che secondo le ultime stime sono 836 in totale, ma qualcuno è morto nel frattempo.

Di tutt'altro parere il 'padre' della delibera: Roberto Fico difende merito e metodo e assicura che si tratta di un provvedimento che rientra perfettamente nelle previsioni della Costituzione. I commenti non devono necessariamente rispettare la visione editoriale de Il Sole 24 ORE ma la redazione si riserva il diritto di non pubblicare interventi che per stile, linguaggio e toni possano essere considerati non idonei allo spirito della discussione, contrari al buon gusto ed in grado di offendere la sensibilità degli altri utenti. Il primo è al Senato, dove bisognerà capire le mosse della presidente Elisabetta Alberti Casellati.

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