L'Europa chiede la manovra nel 2018, Tria la esclude

15 Luglio, 2018, 19:56 | Autore: Doriano Lui
  • Il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici con il ministro dell’Economia Giovanni Tria

Ma se il dialogo con l'Ue resterà aperto e costruttivo fino alla prossima primavera, quando ci sarà la valutazione 'a consuntivo' dei conti 2018, è probabile che la Commissione rinunci ad aprire una procedura d'infrazione a ridosso delle elezioni europee e del rinnovo di tutte le istituzioni comunitarie. Quindi non c'è nessuna spesa aggiuntiva" ha detto il premier Giuseppe Conte, pur ammettendo che "il problema posto dal presidente Trump esiste. "È doveroso. Non siamo una banda di scapestrati che vuole alterare le finanze pubbliche in modo scriteriato". "Riteniamo che non ci sarà nessun allargamento di bilancio - ha proseguito - e nessuna restrizione nel senso di manovra correttiva, l'abbiamo già detto". L'Europa non molla sulla richiesta di correzione già nel 2018, e chiede di nuovo al Governo di trovare i cinque miliardi di euro che servono per rispettare le regole del Patto di stabilità.

L'obbiettivo ha assicurato Tria "è limitare la spesa corrente e aumentare gli investimenti". In pratica i ministri dell'economia hanno approvato lo stesso testo delle raccomandazioni pubblicate dalla Commissione europea a maggio, rendendole quindi vincolati, approvate da tutti. La misura e i tempi dell'aggiustamento strutturale sono le uniche cose in discussione, ma non è in discussione il fatto che si consegua una manovra di aggiustamento strutturale. Messaggio ribadito dall'Ecofin, secondo cui nel 2019, "dato il debito sopra il 60%", l'aggiustamento richiesto è dello 0,6%. Per Tria invece "è probabile che dovremo rivedere il timing di aggiustamento in relazione anche al rallentamento dell'economia", ma "per il 2018 non cambiamo gli obiettivi".

"Si parla da tempo di escludere dal calcolo del deficit alcune spese che non sono discrezionali dei governi", ha sottolineato Tria, "noi stiamo mettendo sul tappeto anche il problema della spesa per la difesa dei confini europei, che è una spesa non esattamente assimilabile alla spesa militare in generale perché la spesa per il controllo dei confini europei è una spesa che ricade di più su alcuni Paesi e non su altri".

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