La vespa di Mare, la medusa che uccide in un minuto

04 Agosto, 2018, 10:36 | Autore: Fausta Monteleone
  • L’isola di Sabitang Laya nelle Filippine

"Per avere questa reazione cutanea, non è necessario essere sfiorati dalla medusa: basta solo entrare in contatto con il liquido urticante che libera attraverso i suoi filamenti". "Le nostre guide non ce ne hanno parlato", ha detto la madre della bambina, denunciando che la tragedia avrebbe potuto evitata se i turisti fossero stati avvisati del pericolo.

"Ho visto la gamba di Gaia diventare viola". La scorsa settimana era però andata sull'isola di Sabitang Laya, a centinaia di chilometri di distanza: quando è stata punta stava nuotando e il trasporto in ospedale, dove è arrivata in circa un'ora, si è rivelato vano.

La Vespa di Mare è una medusa che nuova molto velocemente e possiede sensi molto sofisticati ed è conosciuta per essere uno degli animali più velenosi del mondo. "Dunque dopo un contatto ravvicinato un gel al cloruro d'alluminio aiuterà a superare il dolore", conclude. Decisamente inusuale la sua presenza nei mari europei. La bimba è stata punta in acque basse, mentre stava raccogliendo conchiglie. Lo spiega Antonino Reale all'agenzia Adnkronos, responsabile di pediatria dell'emergenza dell'ospedale Bambino Gesù di Roma: "Nei mari tropicali ci sono meduse molte pericolose, dalla tossicità elevatissima, in grado di scatenare reazioni violentissime". Entrambe le specie, incrementano buona parte della loro pericolosità poiché presenti in acque poco profonde. Un equivoco piuttosto comune rende estremamente pericolose, anche se raramente letali, le punture di Physalia physalis, meglio nota come 'caravella portoghese', un sinoforo (ovvero un'aggregazione di quattro diversi zooidi interdipendenti fra loro) che, per il suo aspetto, è sovente identificato come una medusa. Per questo, per contrastare gli effetti della sua dolorosissima puntura, vengono applicati inefficacemente i rimedi previsti per la puntura di una Cubozoa (nome scientifico delle cubomeduse). Secondo alcuni esperti, la grandezza di questi celenterati gioca un ruolo importante nel loro essere letali, in quanto "la quantità di veleno iniettata è maggiore", come spiegato dalla biologa marina Cecilia De Donno a 'Quotidiano.net'.

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